Enav, quotazione nel pantano

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di Stefano Sansonetti

Per carità, c’è stato il caso della fresca quotazione di Fincantieri. Ma a quanto pare è servito più che altro a coprire il pantano nel quale sono finite tutte le altre privatizzazioni. Il fatto è che sull’argomento il governo sta incontrando difficoltà di ogni sorta. Al punto che i famosi 12 miliardi che dovrebbero essere incamerati entro il 2014, facendo cassa con le varie Poste, Sace ed Enav, si stanno rivelando sempre di più una chimera. Si prenda il caso di Enav, la società responsabile della gestione del traffico aereo. Qui la procedura è a dir poco in alto mare. Manca la definizione delle modalità con cui vendere il 49% del capitale. Manca la scelta formale degli advisor. Ma soprattutto, dopo l’ennesimo rinvio, ancora non c’è traccia dei nuovi vertici della società, quelli che dovrebbero essere insediati al posto di Massimo Garbini, l’attuale amministratore unico in scadenza. Anche se un nome, nei corridoi, comincia a circolare con una certa insistenza.

Lo scenario
Parliamo di Domenico Arcuri, estrazione dalemiana, oggi Ad di Invitalia ma rimasto a bocca asciutta rispetto alle ambizioni coltivate nell’ultima tornata di nomine. La nuova assemblea di Enav è convocata per il prossimo 26 giugno e in quella sede dovrebbe essere approvato il bilancio 2013 e ricostituito un nuovo consiglio di amministrazione. Al di là dei nomi, però, rimangono sul terreno della privatizzazione nodi molto intricati. L’intenzione delineata dal governo Letta, ripresa ora dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi, sarebbe quella di procedere alla quotazione. Sul mercato dovrebbe andare il 49% del capitale, dal quale si attende un incasso di circa un miliardo di euro. Enav ha un bilancio solido. Ha chiuso il 2013 con un utile di 50,5 milioni di euro, in aumento rispetto ai 46,2 del 2012 (ma al netto di una partita straordinaria rappresentata dall’incasso di crediti Ires per circa 20 milioni l’utile 2013 risulterebbe praticamente raddoppiato). In più è una società che vive di tariffe sui volti, in una sorta di monopolio naturale. Insomma, l’Enav ha conti che la renderebbero appetibile. Mi chi potrebbe farsi avanti? Al complicato dossier, a quanto pare, sta lavorando sotto traccia Marco Carrai, fedelissimo di Renzi e presidente di Aeroporti di Firenze.

Le ipotesi
Il fatto è che il governo si rende conto che nel mondo non ci sono tanti precedenti di quotazione di “service provider” come l’Enav. Ci sono i casi dell’inglese Nats Uk, dove è entrata British Airways (che però ha poi dovuto alleggerire le sue quote), e di Nav Canada, dove l’azionariato si è aperto al management. Ma l’esecutivo, sul da farsi, è ancora in alto mare. Qualche giorno fa l’Enav ha firmato un protocollo di collaborazione con Sineaa, l’associazione degli aeroporti del Brasile. Operazione che ha fatto scattare voci su possibili interessamenti da parte di soggetti del paese sudamericano. Poi l’integrazione di Alitalia con Etihad ha fatto pensare a un possibile interessamento da parte del fondo di Abu Dhabi. In teoria potrebbero essere interessate compagnie aeree, che però secondo una normativa Ue hanno gossi limiti d’intervento a causa del conflitto d’interessi. Di sicuro c’è che la quotazione di Enav entro il 2014, allo stato attuale dei fatti, è quasi impossibile.

Twitter: @SSansonetti