Epatite acuta nei bambini, primi casi in Italia: dove sono e perché potrebbero essere contagiosi

Epatite acuta nei bambini
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Epatite acuta nei bambini, isolati i primi quattro casi in Italia: dove sono e perché potrebbero essere contagiosi.

Epatite acuta nei bambini, individuati primi quattro casi in Italia

L’epatite acuta nei bambini di origine misteriosa che ha fatto registrare 74 casi nel Regno Unito ed è estata diagnosticata anche in altri Paesi europei ed extraeuropei ha raggiunto l’Italia.

Al pari dei casi già individuati, la patologia individuata su territorio italiano è da ricondurre a un’origine virale. Per chiarire le cause scatenanti dell’infiammazione al fegato nei bambini, sono attualmente in corso delle indagini cliniche.

In Italia, al momento, sono stati segnalati quattro casi di minori affetti dalla malattia, tutti di età inferiore ai 10 anni. I piccoli, attualmente ricoverati presso ospedali dislocati su territorio nazionale, presentano i sintomi tipici dell’epatite e due dei quattro pazienti sono affetti da una forma grave di infiammazione che rende indispensabile procedere al trapianto di fegato.

La forma misteriosa di epatite acuta che sta colpendo i bambini in contesto internazionale è stata diagnosticata per la prima volta nel Regno Unito all’inizio di gennaio 2022. Poco dopo, l’UK Health Security Agency ossia l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha segnalato la presenza di un focolaio che conta 74 casi in tutto il Paese.

Dove sono e perché potrebbero essere contagiosi

In merito alla patologia che, seppur di origine virale, è risultata non compatibile con i virus dell’epatite A, B, C, D ed E, si è espresso il consulente dell’Oms per le epatiti virali e responsabile dell’are fegato della Società europea di gastroenterologia, l’epatologo del Meyer di Firenze Giuseppe Indolfi.

A proposito dei casi di epatite acuta nei bambini, Indolfi ha spiegato: “La settimana scorsa c’è stato un primo alertriguardo a una decina di casi. L’attenzione dei clinici è stata attratta dal fatto che in un caso c’è voluto il trapianto”.