Epidemia colposa, sanità abruzzese in tribunale. Situazione fuori controllo a Pescara e Chieti. I pm ipotizzano anche l’omissione di atti d’ufficio

Vincenzo Ciamponi
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Il direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi (nella foto), e il direttore sanitario Antonio Caponetti sono i primi indagati nell’inchiesta sulla gestione dell’emergenza epidemiologica dopo l’impennata di contagi registrata nell’area metropolitana Pescara-Chieti. In una nota l’Azienda sanitaria di Pescara ha reso noto l’arrivo delle informazioni di garanzia ai due direttori e Ciamponi ha dichiarato massima fiducia nell’operato della magistratura.

PRIMI ACCERTAMENTI. L’inchiesta è partita a metà gennaio, quando i carabinieri dei Nas, con un decreto di esibizione, hanno acquisito dati e documenti negli uffici amministrativi dell’assessorato alla sanità e negli uffici del Dipartimento prevenzione della salute della Asl di Pescara, con l’obiettivo di verificare la corretta somministrazione dei vaccini, nella prima fase alle categorie con priorità, come indicato dal Piano strategico nazionale.

Si sarebbe trattato, dunque, di un intervento preventivo della magistratura pescarese, per appurare che tutto fosse in ordine, a differenza di quanto accaduto a Bari, Modena e Catanzaro, dove sono state delle denunce puntuali a far scattare le indagini e a far aprire inchieste alla magistratura. In questo primo fascicolo l’ipotesi di reato che figurava era quella di omissioni d’atti d’ufficio. L’indagine è stata poi estesa alla gestione sanitaria della pandemia in Abruzzo, visto il boom di contagi registrato tra febbraio e marzo proprio nell’area metropolitana Chieti Pescara. Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti sono così state cquelle che vanno dall’ omissione d’atti d’ufficio all’epidemia colposa.

IL CERCHIO SI ALLARGA. Filoni investigativi dunque sviluppati partendo dalla stessa inchiesta portata avanti sempre dai sostituti procuratori della Repubblica di Pescara, Anna Benigni e Luca Sciarretta. Da questo secondo filone d’indagine, il 20 febbraio i carabinieri hanno così acquisito altri documenti dagli uffici della Regione, dalle Asl di Pescara e L’Aquila, dall’ospedale del capoluogo adriatico e i verbali dell’unità di crisi istituita per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, cercando di accertare che tutti i protocolli riferiti alla pandemia siano stati applicati per contenere il virus nei centri maggiormente colpiti dal Covid e funestati dai contagi, attribuiti in modo particolare alla variante inglese: Pescara, Montesilvano e Chieti.

SOSPETTI E POLEMICHE. In quelle settimane non sono mancati i dubbi sulle azioni della Giunta regionale, presieduta da Marco Marsilio, per bloccare l’espandersi del virus nell’area metropolitana Chieti-Pescara, sollevati dal capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 stelle, Sara Marcozzi, a partire dalle campagne di screening di massa con l’utilizzo di test rapidi. Sospetti e polemiche all’interno del dibattito politico che da un anno ormai è incentrato sul Covid. Ma gli stessi sospetti a quanto pare li hanno avuti i magistrati e i carabinieri del Nas e qualcosa secondo gli inquirenti non è andata per il verso giusto. Ecco dunque l’invio dei due avvisi di garanzia ai due manager della sanità abruzzese.

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