Il Pd sceglie Epifani. Sul nome dell’ex segretario Cgil c’è ampia convergenza: il mandato sarà quello di traghettare il partito verso il congresso. Ma non tutti sono contenti e annunciano battaglia

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di Angelo Perfetti

Tutti dicono di volere un Segretario di garanzia, qualcuno in grado di superare lo stallo attuale e portare il Pd a un congresso rifondante. Il problema è capirsi sul concetto di “garanzia”, sui canoni che questo fantomatico “garante” dovrebbe avere per – appunto – guidare il partito senza scontentate né i rottamatori né la vecchia guardia, né ovviamente le diverse correnti interne divise tra l’area socialdemocratrica, quella cristiano-popolare, l’area liberale e l’area ecologista. Un’impresa che già a dirla appare improba, e lo diventa ancor più pensando che in realtà quello dell’Assemblea sarà solo il primo passo per arrivare poi allo scontro vero, quello del Congresso. Il nome sul quale sembtra si sia chiuso è quello di Epfani, e in serata dovrebbe uscire un documento di “ufficializzazione”.

La giornata
A poche ore dall’avvio, dunque, la pratica del nome del nuovo segretario resta ancora aperta. Per tutta la mattinata di ieri alla sede del partito di largo del Nazareno c’è stato un via vai di big. Pierluigi Bersani, Dario Franceschini che è uscito e entrato più volte, ma anche Filippo Bubbico e i giovani Enzo Amendola e Roberto Speranza. A metà giornata, al quartiere generale ‘dem’ si parlava della possibilità di avere una soluzione che permetta di evitare i pericoli di una Assemblea al buio, e venivano date in vantaggio le quotazioni di un candidato ‘solido’ e di esperienza come può essere Piero Fassino o anche Anna Finocchiaro . Roberto Speranza, sul cui nome erano alla fine erano convenute gran parte delle anime interne al partito, in una intervista aveva spiegato di preferire il lavoro di capogruppo alla Camera.

Il rischio implosione
L’europarlamentare bolognese Salvatore Caronna lancia l’allarme sulla situazione del partito, diviso e alle prese con la difficile gestione del Governo in coabitazione col Pdl: “Siamo arrivati al punto in cui – dice Caronna – o c’è uno scatto e si esce dalla logica che ci ha portato in una situazione difficilissima oppure vedo rischi enormi per questo partito”. Caronna tuttavia ha precisato di essere “ancora fiducioso e sono tra coloro che pensano ci sia la necessità di questo partito. Tuttavia o c’è una capacità di reazione immediata oppure i rischi sono grandi”. Il rapporto del Pd con il governo è al centro anche delle riflessioni degli Eclogisti democratici: “C’è il serio rischio di implodere in Assemblea se ci si arriverà senza progetti e proposte largamente condivise e condivisibili”. Una nota che va letta con attenzione, parola per parola: la condivisione deve essere “larga”, e “condivisibile”. Il primo termine sembra improbabile, visto lo spacchettamento del partito manifestatosi clamorosamente in Parlamento nelle votazioni per l’elezione del Capo dello Stato. Il secondo termine, pleonastico, è stato però utilizzato, come a sottolineare che la via da seguire è quella di restare sganciati dall’abbraccio berlusconiano, altra premessa difficilmente realizzabile in questo periodo senza correre al contempo il rischio di andare subito alle urne. Il che, con i sondaggi che danno Il Pd in caduta libera e una vacatio dirigenziale evidente, sarebbe una iattura per il centrosinistra.

L’identikit
Sempre Caronna abbozza un identikit: “Serve una nuova generazione, non c’è ombra di dubbio. Non sono tra quelli che pensano che con una carta d’identità sotto una certa soglia automaticamente si è buoni, è una scemenza che è stata propagata in grandi quantità negli ultimi tempi ma non porta da nessuna parte. Ma penso che a questo punto serva una figura in grado di guardare al futuro del Pd, quindi relativamente più giovane rispetto alla generazione dei Bersani e dei D’Alema. Credo sia nella logica delle cose”.

Le nomination
Nonostante la voglia di nuovo, sarebbe maturata però la scelta di indicare all’assemblea di domani un candidato di esperienza che possa guidare con mano salda questa confusa fase di transizione. E nel
borsino quotidiano, sono in forte ascesa le quotazioni di Guglielmo Epifani; resta anche il nome di Piero Fassino. Resta in pista Anna Finocchiaro, ma su di lei pesa l’effetto-Marini, la possibilità cioè che il suo nome possa essere osteggiato dai 750 membri che hanno diritto di voto. Resta in pista anche l’ipotesi Chiamparino, vicino a Renzi.

Non siamo all’8 settembre
Il vice ministro dell’Economia, Stefano Fassina, intervenendo a Palermo al convegno “Dopo le elezioni per una politica di cambiamento”, non si nasconde le difficoltà: “Abbiamo bisogno di fare un congresso vero, non un plebiscito su qualcuno che è più giovane o più bello. Dobbiamo discutere, affrontare i nostri problemi specifici e decidere se vogliamo esser un partito o una federazione di correnti che si fanno la guerra. Nonostante le difficoltà di questa fase – ha aggiunto – vedo straordinarie energie nel nostro popolo. Non siamo all’8 settembre con l’esercito in rotta. C’è tanta passione civile e sono certo che se diamo il canale in cui convogliarla riusciremo a ribaltare il senso di smarrimento di questa fase. Vogliamo ricostruire – ha concluso – una sinistra, una forza progressista che abbia come bussola il lavoro”. Sarà, ma intanto Civati ha avvertito: “Il primo che si alza scoppia la rissa. Se c’è il voto segreto finiamo in mano ai franchi tiratori”; e mentre Laura Puppato raccoglie firme per un documento contro le larghe intese, una quindicina di giovani parlamentari, tra cui Fausto Raciti ed Enzo Lattuca, aprono ai ribelli di “Occupy Pd”.

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