Mario Turco, lei è anche vicepresidente del M5S e proprio la sua forza politica – in queste ore in cui la questione artica ha preso sempre più piede – accusa l’Europa di non aver dato un’adeguata risposta a Trump in merito alle sue mire sulla Groenlandia. Se il M5S fosse stato al governo, come avrebbe agito e cosa avrebbe chiesto all’Europa?
“Di fronte alle esplicite mire geopolitiche di Trump, l’Unione europea ha risposto in modo timido, frammentato e inefficace, mostrando ancora una volta la propria debolezza politica. Per il Movimento 5 Stelle serve una risposta chiara e unitaria: la Groenlandia e i suoi cittadini non sono merce negoziabile e l’Artico non può diventare una nuova frontiera di competizione predatoria. Se il M5S fosse stato al governo, avrebbe chiesto con forza una posizione diplomatica comune fondata sul diritto internazionale e sull’autodeterminazione dei popoli, respingendo ogni logica di spartizione delle risorse. E per contrastare il bullismo e i ricatti di Trump non avremmo certo adottato l’atteggiamento ambiguo di Giorgia Meloni, sovranista fino a un certo punto, ma avremmo avuto il coraggio di proporre tutta una seria di contromisure economiche: non solo contro-dazi, ma anche eurobond per rafforzare l’euro rispetto al dollaro. Avremmo inoltre spinto, sia in sede Ue che in sede Nato, per una vera strategia artica europea, centrata sulla tutela climatica, sulla cooperazione scientifica e sulla sicurezza collettiva, rafforzando l’autonomia strategica dell’Europa. Esattamente il contrario di quanto sta facendo il governo Meloni, che tenta un pericoloso equilibrismo politico, finendo per indebolire l’Europa e compromettere la credibilità internazionale dell’Italia”.
La guerra dei dazi sta contribuendo alla ridefinizione dello scenario geopolitico. Come legge la prima firma dell’accordo Mercosur?
“L’accordo Ue–Mercosur nasce da un’impostazione vecchia di oltre vent’anni e arriva oggi senza essere stato realmente aggiornato a un contesto geopolitico ed economico completamente diverso. Viviamo una fase di protezionismo selettivo e di competizione tra grandi blocchi economici, mentre questo accordo continua a muoversi come se il mondo fosse rimasto quello di inizio anni Duemila. Non è una posizione ideologica la nostra. Sappiamo bene che l’accordo può generare benefici per alcuni comparti della manifattura, ed è proprio questo il punto che la destra finge di non vedere (o che vede benissimo ma sceglie di non dire). Il problema è che quei benefici vengono ottenuti scaricando il prezzo sull’agricoltura e sugli allevamenti, cioè su uno dei settori più fragili del Paese. Carni, allevamenti e produzioni agricole comuni vengono esposti a una concorrenza che non è ad armi pari, basata su costi più bassi, standard ambientali più deboli e controlli meno stringenti. In cambio, si promette che la riduzione dei dazi basterà a sostenere comparti industriali maturi come meccanica, automotive e chimica, senza però accompagnare l’apertura dei mercati con investimenti, innovazione e una vera politica industriale europea. Ed è qui che si crea il cortocircuito politico: dopo anni di calo della produzione industriale, dopo nuovi dazi internazionali, dopo mesi di retorica sulla difesa delle filiere strategiche e della sovranità economica, si decide che il settore chiamato a sacrificarsi è ancora una volta l’agricoltura italiana”.
La guerra in Ucraina continua drammaticamente, mentre per la ricostruzione di Gaza nasce il “board of Peace” al cui tavolo l’Italia è stata invitata. Qualcuno dice che il board assomigli a un club esclusivo che non tiene conto delle esigenze dei palestinesi. Lei che idea ha a riguardo?
“Sull’Ucraina il M5S mantiene una posizione coerente: sostegno umanitario e diplomatico, ma centralità assoluta della soluzione politica. Continuare a prolungare il conflitto significa aumentare vittime, instabilità e insicurezza globale. Per questo diciamo no all’invio di nuove armi – ormai inutili sia a imprimere una svolta al conflitto che a difendere le città ucraine – e sì a un’iniziativa diplomatica forte da parte dell’Europa, che ha tutto l’interesse a non lasciare che sia solo Trump a trattare con Putin. Meloni che dopo tre anni si sveglia a dice che è ora di parlare con Putin, dopo averlo negato per tre anni, passi dalle parole ai fatti. Per quanto riguarda Gaza, il cosiddetto “Board of Peace” rischia di apparire come un tavolo ristretto di élite che discute del futuro dei palestinesi senza i palestinesi. La pace non si costruisce in club esclusivi, ma attraverso processi realmente inclusivi, nel rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. L’Italia deve usare la propria presenza per pretendere che la ricostruzione non sia solo edilizia o, peggio, speculativa, ma anche politica e civile. Senza diritti, dignità e riconoscimento di uno Stato palestinese non può esserci pace duratura. Per questo è fondamentale una rappresentanza di Gaza”.
L’ultimo rapporto Oxfam ci dice che 12 miliardari sono più ricchi di 4 miliardi di persone e che la disuguaglianza nel mondo accelera. Come analizza questi dati?
“I dati dell’ultimo rapporto Oxfam sono impressionanti ma non sorprendenti: dodici miliardari possiedono più ricchezza di quattro miliardi di persone. È la certificazione del fallimento di un modello economico che concentra ricchezza e precarizza la maggioranza. Non si tratta di una distorsione, ma del risultato di un sistema che produce e amplifica disuguaglianze. Il M5S ha già costruito una riforma strutturale, peraltro in parte già depositata in Senato, che prevede di spostare la pressione fiscale dall’economia reale alla finanza speculativa, alle rendite, all’economia del web, agli extra risultati straordinari; di introdurre una minimum tax europea sui grandi patrimoni; contrastare seriamente evasione e paradisi fiscali; di investire in sanità, istruzione e transizione ecologica. Senza giustizia sociale non c’è coesione democratica”.
Il governo sembra puntare molto sul pacchetto sicurezza, con una brusca accelerazione dovuta anche ai tristi fatti di cronaca che coinvolgono minori. Lei cosa pensa delle misure proposte? Sono davvero un utile sistema per arginare la violenza?
“La sicurezza non si costruisce sull’onda emotiva né con risposte esclusivamente punitive. Il pacchetto sicurezza del governo rischia di essere una risposta simbolica a problemi complessi, soprattutto quando coinvolgono minori. La violenza giovanile si previene investendo in scuola, servizi sociali, politiche familiari, contrasto alla povertà educativa. Punire senza prevenire è inefficace. Il M5S propone un approccio integrato: più educatori, più psicologi scolastici, più sport e cultura nei territori fragili, insieme a un rafforzamento mirato delle forze dell’ordine con investimenti sulle assunzioni, non a chiacchiere come fa questo governo. La sicurezza non è propaganda penale, ma investimento sociale”.