Ergastolo ostativo incompatibile con la Costituzione. Per la Consulta occorre un intervento legislativo. Il Parlamento ha un anno di tempo per intervenire

ergastolo ostativo Consulta
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La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell’ergastolo ostativo (leggi l’articolo) per reati di mafia e di contesto mafioso che non abbiano collaborato con la giustizia e che chiedano l’accesso alla liberazione condizionale.

In attesa dell’ordinanza, l’Ufficio stampa della Corte Costituzionale ha fatto sapere oggi (qui la nota) che la Consulta ha rilevato che la vigente disciplina del cosiddetto ergastolo ostativo “preclude in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro”.

La Corte Costituzionale ha quindi osservato che tale disciplina ostativa, “facendo della collaborazione l’unico modo per il condannato di recuperare la libertà, è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Tuttavia, l’accoglimento immediato delle questioni rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata. La Corte ha perciò stabilito di rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022, “per consentire al legislatore gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi”. L’ordinanza sarà depositata nelle prossime settimane.

Davanti alle bocciature del cosiddetto ergastolo ostativo giunte dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte Costituzionale, il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, a novembre aveva assicurato che sarebbe stata trovata una soluzione. Dopo lunghe audizioni e con un lavoro intenso e corale da parte dell’intera commissione, che non ha guardato alle insegne di partito ma all’obiettivo di combattere con i fatti le organizzazioni mafiose, è stata poi messa a punto una relazione in cui sono state indicate le possibili strade da percorrere. A partire da quella di un Tribunale unico e veloce per affrontare casi così delicati.

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di Gaetano Pedullà

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