Esodo biblico da Kathmandu. Trecentomila persone in fuga. Corsa per gli aiuti umanitari: scarseggiano cibo, acqua e medicine. Ritrovati 5 italiani, ma altrettanti sono dispersi

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Mentre il conto delle vittime in Nepal continua ad aumentare col timore che possa raggiungere quota 10 mila, più di 100 mila persone hanno già lasciato Kathmandu dirette in altre regioni del Paese. Le condizioni nelle tendopoli tirate su in fretta, la scarsità di viveri e di acqua, il terrore di nuove scosse e delle epidemie hanno innescato l’esodo. Nei prossimi giorni, fino a 300 mila persone potrebbero abbandonare la città, oltre un decimo degli abitanti. Così, il governo sta cercando di potenziare i collegamenti e di mettere a disposizione mezzi gratuiti. Ma le centinaia di migliaia di persone ammassate davanti ai terminal e alle stazioni stanno creando caos e seri problemi di sicurezza. Infatti la gente, esasperata, ha cominciato a protestare e sono scoppiati tafferugli e sporadici scontri.

I SOCCORSI
Intanto, i primi italiani bloccati in Nepal sono rientrati in Italia da Kathmandu, La Farnesina è anche entrata in contatto con cinque italiani che risultavano non rintracciabili. Ne restano, però, altri cinque da rintracciare. Soccorsi, però, soprattutto nelle aree più remote, resi difficili a causa del maltempo e delle frane che hanno bloccato le vie di comunicazione. Nonostante le problematiche, oltre dieci team di soccorso stanno assistendo i militari nepalesi in una corsa contro il tempo per salvare i superstiti ancora intrappolati sotto gli edifici crollati. Diverse persone, tra cui un neonato di quattro mesi, sono stati trovati ancora vivi ieri. Un uomo è stato recuperato a Gongabu, alla periferia della capitale, da una squadra franco-nepalese, dopo 82 ore dalla tragedia. Mentre un ventenne, intrappolato al secondo piano di un hotel, è stato estratto vivo dai soccorritori della Armed Police Force grazie all’aiuto di team da Cina e Turchia. Il neonato è invece stato trovato nella sua abitazione crollata a Bhaktapur, una delle città storiche della valle di Kathmandu.

LE VITTIME
E proprio nelle zone residenziali della città turistica di Bhaktaur, almeno otto soldati nepalesi hanno perso la vita in incidenti avvenuti durante le operazioni di soccorso, altri 28 sono rimasti feriti e 11 risultano dispersi. Nonostante l’arrivo di aiuti e volontari dall’estero, le autorità nepalesi temono che il terremoto potrebbe rivelarsi peggiore di quello che colpì il Paese nel 1934 e costò la vita a ottomila persone. Molti edifici antichi, fra cui i tre palazzi dell’ex re del Nepal, sono stati distrutti dalla scossa, che secondo le Nazioni unite ha colpito 8 milioni di persone in 39 distretti. Inoltre, gli sfollati del distretto nepalese di Dolakha, disperati per non aver ricevuto aiuti dopo il terremoto, hanno appiccato ieri il fuoco agli uffici distrettuali. I sopravvissuti hanno accusato gli amministratori di non aver distribuito nessun genere di prima necessità. Il responsabile del distretto, Prem Lal Lamichhane, ha confermato che il ministero degli Interni non ha ancora mandato nulla.