Euro-nomine, nello stallo si fa strada la Croazia. Per la Commissione battaglia in rosa tra Vestager, Georgieva e Grabar

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Una fase di stallo che, per quanto attesa, ha lasciato più di qualche leader spiazzato. Che la partita per i top job europei non sia di facile soluzione lo rivela il cambio di registro del presidente del Consiglio Ue uscente, Donald Tusk: dall’ottimismo annunciato due giorni fa prima della due giorni di Bruxelles, è passato a un “atteggiamento cauto” ieri. La ragione è nelle parole di Angela Merkel che è tornata a ribadire come né ieri né oggi si arriverà a una soluzione che inevitabilmente sarà rinviata nei prossimi giorni, ma comunque prima del 2 luglio, giorno di insediamento del Parlamento europeo e, presumibilmente, di elezione del presidente della stessa assemblea.

Pedina, questa, che non può prescindere dall’accordo anche sulle altre caselle da riempire, prima fra tutte quella del presidente della Commissione europea. Ed è proprio a riguardo che, nelle trattative in corso, sarebbero nate novità interessanti. Ormai praticamente è certo che la Merkel, come d’altronde lei stessa aveva già annunciato, non scenderà nell’agone politico europeo. Questo lascia porte aperte ai più disparati scenari. Ma la situazione di stallo (che, appunto, sarebbe stato risolto con la cancelliera) potrebbe avvantaggiare ora nomi finora mai usciti realmente allo scoperto. Sebbene non sia mai realmente tramontato il nome di Margrethe Vestager, si fanno avanti anche i nomi di altre donne: la bulgara Kristalina Georgieva, la lituana Dalia Grybaskaute e la croata Kolinda Grabar.

“Nomi credibili”, spiegano fonti dell’Eliseo e che spariglierebbero le carte. Soprattutto quello della Grabar pare in forte ascesa. L’alternativa alla presidente sarebbe il premier croato Andrej Plenkovic. Entrambi del Partito popolare. Resta l’interrogativo se Francia e Germania caleranno a un certo punto le loro pretese. Cosa che potrebbe accadere soltanto se la Merkel riuscisse, com’è nel suo piano, a piazzare per il dopo-Draghi, il presidente della Bundesban Jens Weidmann alla guida della Bce, eventualità alla quale si oppongono in molti (Italia in primis). Per il Consiglio, invece, guadagna punti il premier olandese Mark Rutte, liberale. La partita, dunque, resta aperta. E l’Italia non resterà in disparte, specifica Giuseppe Conte. “Saremo pronti a votare – ha detto ieri il premier – chiunque sarà disponibile a ridiscutere le regole europee”. Magari meglio se in squadra dovesse esserci Giancarlo Giorgetti.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica finita nel cesso

Passando al cesso più tempo della media – tra una foto ricordo e l’altra – a Sgarbi dev’essergli caduto dentro il cervello. Non può spiegarsi diversamente lo stupore che l’ha colto quando ieri migliaia di persone l’hanno sommerso di insulti per le volgarità gratuite che

Continua »
TV E MEDIA