Euro-stallo sulle nomine. Ma cresce l’ipotesi Merkel. Domani via alla riunione del Consiglio Ue: soluzione solo il 2 luglio

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La soluzione sperata al caotico risiko delle nomine europee non arriverà. Le speranze di chi voleva giungere a una soluzione sui nomi per i top job europei, rimarranno deluse. È ormai opinione condivisa, infatti, che le riunioni dei capi di Stato e di Governo al Consiglio europeo di domani e dopodomani, saranno soltanto interlocutorie. E, anzi, determinanti più che gli incontri ufficiali, saranno quelli ufficiosi e private. Le trattative proseguono, dunque. Con l’obiettivo di giungere al nome del nuovo presidente della Commissione europea al posto di Jean-Claude Juncker a ridosso della prima assemblea del Parlamento europeo, prevista per il prossimo 2 luglio.

Solo allora – inevitabilmente – arriverà un nome. E questo perché, nella fase di stallo della nuova Unione europea, il nome dei commissari andrà inevitabilmente a intrecciarsi con quello del nuovo presidente della Bce, quello del nuovo presidente dell’Europarlamento e quello del nuovo presidente dello stesso Consiglio europeo. Chi più di ogni altro continua a brigare sin dal post-elezioni europee, è senz’altro Emmanuel Macron che, non è un mistero, starebbe ora spingendo sul nome di Angela Merkel. La cancelliera tedesca ha subito declinato l’invito, ma le sue parole pronunciate ieri – “Saremo molto calmi, ma anche decisi” – lasciano intendere che la cancelliera, al di là delle parole, non si sia auto-esclusa. In questo caso ci sono due pedine che potrebbero interessarle: quella della Commissione e quella del Consiglio.

Ed è su questa duplice possibilità che Macron starebbe giocando: se la Merkel accettasse di assumere la presidenza del Consiglio europeo, per Macron sarebbe più difficile ottenere l’investitura alla presidenza della Commissione per Michel Barnier, che appartiene alla famiglia del Ppe come la cancelliera tedesca; ma a quel punto potrebbe tirar fuori la carta del suo attuale ministro dell’Economia Bruno Le Maire. Un’altra possibilità sarebbe la candidata liberale ufficiale, la danese Margrethe Vestager.

L’ALTRA IPOTESI. Se invece la Merkel accettasse la candidatura alla presidenza della Commissione, un’altra donna potrebbe spuntarla al Consiglio: l’attuale presidente della Repubblica lituana Dalia Grybauskayté, ex commissaria europea prima alla Cultura e poi al Bilancio. Ma alla presidenza del Consiglio europeo i candidati sono già un plotone di ex premier, soprattutto di liberali: il belga Charles Michel, il danese Lars Rasmussen, l’olandese Mark Rutte. Se però la Merkel resterà inamovibile nella sua decisione di non candidarsi ad alcun posto, per la presidenza della Commissione il candidato più probabile è Barnier.

Alla presidenza del Parlamento Ue, invece, prende quota Manfred Weber, che ovviamente non avrà altro che un contentino essendo il nome dei Popolari per la Commissione (come già accaduto con Martin Schulz). Stesso discorso per Frans Timmermans, candidato socialista, che probabilmente dovrà accontentarsi di Alto rappresentante per la Pesc, rivestito da Federica Mogherini.