Euromarchetta Rai a Juncker. Dopo Macron nuova bufera su Fazio. Salvini contro l’euroburocrate: “Non può darci lezioni”. E FdI accusa il conduttore di violare la par condicio

di Alessandro Righi
Politica

Il giorno dopo, l’intervista a Che Tempo Che Fa del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha lasciato il segno. La vetrina concessa da Fabio Fazio davanti alle telecamere della Rai, non è piaciuta affatto alla costola sovranista dell’alleanza gialloverde. “L’Europa di sicuro in questi anni non ha aiutato l’Italia, anzi l’ha danneggiata”, ha tagliato corto il leader della Lega, Matteo Salvini. “Fortunatamente il 26 maggio gli italiani potranno dare una bella ventata di nuovo anche a Bruxelles e a Strasburgo”, ha rincarato la dose il vicepremier. Che non le ha certo mandate a dire al numero uno (uscente) di Bruxelles: “Lezioni da chi ci ha portato non solo come Italia ma come continente, che è fermo, gli italiani non ne prendono”.

E non è tutto. Nel mirino dopo il precedente dell’intervista all’Eliseo al presidente francese Emmanuel Macron, è finito pure il “recidivo” Fazio. “Invitando Juncker, ha eluso e anticipato la par condicio, aprendo così la campagna elettorale contro il fronte sovranista”, ha accusato Federico Mollicone, componente della Vigilanza Rai in quota Fratelli d’Italia. “Senza uno straccio di contraddittorio ha lasciato che il peggior presidente della Commissione Ue nella storia, un anti-italiano alfiere del globalismo e dell’eurocrazia, bacchettasse l’Italia – ha aggiunto -.

Fazio rispetti lo spirito del pluralismo dell’informazione: ora intervisti il premier ungherese Viktor Orbán. Sarebbe un gesto dovuto nei confronti dei tanti cittadini che pagano il canone, costretti ad ascoltare le solite faziosità”. Polemica derubricata però, dal dem Michele Anzaldi: “Come mi pare che sia sotto gli occhi di tutti, si vuole cercare di intimorire e ricattare Fazio sulla scelta degli ospiti, usando la leva dello stipendio. Ogni volta che c’è un ospite non gradito alla maggioranza, si ritorna sulla questione dello stipendio, che si può risolvere oggi stesso”.

Ma non c’è solo Fazio ad alimentare il singolar tenzone tra maggioranza e opposizione. “Oramai si deve parlare apertamente di occupazione della Rai da parte di Salvini, dominus incontrastato, e di Di Maio”, tuona il coordinatore comunicazione del Pd, Marco Miccoli, citando i dati diffusi ieri dall’Eurispes sulla presenza politica nel servizio pubblico. E avverte: “Metteremo in campo tutte le iniziative necessarie, anche ricorrendo a forme clamorose di protesta”. A rincarare la dose c’ha pensato poi l’azzurro Giorgio Mulè: “Ma perché, nel 2019, la maggioranza di Governo non vuole che gli elettori assistano a confronti in Rai con esponenti dell’opposizione prima delle Europee? Perché sono così refrattari e terrorizzati alla sola idea che i loro rappresentanti si confrontino con qualcuno che la pensi diversamente?”.

La replica del vice presidente della Vigilanza Rai, Primo Di Nicola (M5S), non si è fatta attendere: “Come il Pd, neanche FI si rassegna al fatto che il M5S respinge ogni tentativo di interferenza della politica e della commissione di Vigilanza su scelte editoriali che competono solo alla Rai. Noi vogliamo le nuove trasmissioni per le elezioni europee. Quello che vogliamo impedire è che la politica continui a interferire nelle prerogative del Servizio Pubblico cercando di dettare, come pare voglia fare anche l’onorevole Mulè, persino quanti ospiti debbano avere le trasmissioni. Queste sono scelte che competono solo all’azienda e ai suoi giornalisti. L’era degli editti Bulgari è finita, piddini e forzisti farebbero meglio a cambiare registro piuttosto che sabotare la libera informazione’’.