Europa, tempo di New Deal: Renzi prova la spallata

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Renzi prova a scuotere l’Ue, è tempo di un New Deal

di Lapo Mazzei

E ora sono tutti lì a fare le pulci ai conti del governo. A passare al setaccio le operazioni messe in cantiere dal governo, tenendo conto delle indicazioni dell’Europa, senza dimenticare quanto pesa il debito pubblico. E non si tratta della guida di un nuovo gioco si società, ma della cruda realtà con la quale il premier, Matteo Renzi, si deve misurare. Soprattutto ora che i votanti gli hanno assegnato il 40% dei consensi. E allora non si può che partire dalle parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per decifrare cosa si stia effettivamente muovendo dentro Palazzo Chigi, dove ieri il presidente del Consiglio ha riunito i ministri forti del governo, ovvero quelli con possibilità di spesa.
“Le recenti elezioni europee hanno cambiato il quadro politico in Europa ed ora si inizia ad avvertire questa consapevolezza”, afferma il titolare del dicastero di via XX Settembre, “il cambiamento di clima è evidente”. Insomma, serve uno scatto in avanti, ma senza la spinta dell’Europa. Questa dev’essere spontanea. Ecco, tenendo conto che il vertice aveva come perno centrale della discussione il semestre europeo, le parole di Padoan danno il senso di quali siano le priorità: crescita e lavoro. Ma per avviare un cambio di rotta europeo, ha spiegato Padoan, la discussione non deve essere “ideologica ma concreta”. Il ministro dell’Economia, secondo quanto hanno raccontato i partecipanti al vertice, ha citato incontri bilaterali avuti con colleghi europei all’Ecofin aggiungendo che ci sono alcune idee su cui si sta iniziando a confrontarsi. Ed è impressione di Padoan l’aver riscontrato un generale interesse alle proposte italiane. Certo, l’Italia resta ancora un Paese capace di attrarre, il problema è capire in che termini. Per investire o per fare shopping? Il dettaglio è tutt’altro che secondario, com’è facile intuire.
Sulla falsariga del titolare dell’Economia, anche il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha ribadito che non sarà un semestre di transizione “ma un nuovo inizio”. E l’inquilina della Farnesina, sino ad oggi sempre un passo indietro rispetto ai colleghi dell’esecutivo, ha ricordato i tre aspetti che lo caratterizzano: il cambio della Commissione, le elezioni europee che, ha spiegato, hanno cambiato il quadro politico, sottolineando come, qualora non cambi nulla in termini di politiche economiche in Europa.
Insomma, il futuro sarà caratterizzato da una crescita lenta e da una persistente disoccupazione. E sarà, quindi, socialmente molto difficile.
Ma tutto questo, ha spiegato il ministro dell’Economia, può cambiare se c’è il cambiamento delle politiche e Padoan si è detto convinto che sia più che maturato il momento di mettere la crescita e l’occupazione in cima alle priorità dell’agenda europea, e che è un dovere del semestre italiano farlo. Tutto ciò si potrà realizzare oppure fra gli obiettivi indicati e le reali possibilità c’è un abisso? Il nodo da sciogliere, ed anche il governo senza averne una ragionevole consapevolezza, sarebbe proprio questo.
Lontano dal vertice, ma vicino al cuore del problema, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, ha affermato che il governo è fresco di “elezioni e abbiamo mandato in Europa nostri degni rappresentanti affinchè possano far sentire la voce dal punto di vista delle esigenze che anche il nostro Paese ha” , sostiene il fedelissimo collaboratore del premier, “e quindi più che parlare di numeri io spero che si possa portare a Bruxelles tutta quella energia positiva, quella svolta buona, che stiamo cercando di portare in Italia”.
Un sano pragmatismo da opporre al tecnicismo di Padon. Secondo Lotti Bruxelles va considerata “non solo un luogo dove si prendono direttive ma anche dove si provano a portare i problemi che necessitano di soluzioni”. Insomma, a questo punto è necessario invertire il flusso delle decisioni da prendere.

 

Impasse sull’Irpef, e il governo accelera: oggi chiederà la fiducia

di Luca La Mantia

La prima seduta del Senato sul decreto Irpef si è risolta con un nulla di fatto. La commissione bilancio non ha presentato il proprio parere all’Aula sugli emendamenti, costringendo il vice presidente di turno, Maurizio Gasparri, ad aggiornare a oggi la discussione per la conversione in legge. Una situazione che impone al Governo di accelerare i tempi ponendo la questione di fiducia sul testo. La scelta dell’esecutivo, ampiamente prevedibile, è stata confermata dal sottosegretario ai rapporti con il parlamento, Luciano Pizzetti. Del resto non c’erano molte alternative considerato che il decreto va convertito entro il prossimo 26 giugno e deve ancora passare al vaglio della Camera. Ma il testo che sarà sottoposto all’approvazione dei due rami del Parlamento sarà diverso da quello di cui si era parlato negli ultimi giorni.

Dietrofront
La novità più importante riguarda l’emendamento sull’estensione del bonus Irpef di 80 euro alle famiglie monoreddito numerose che, dopo un iniziale ottimismo, per il momento viene messo in ghiacciaia. Se ne riparlerà nella prossima legge di Stabilità. L’allargamento della misura era fortemente voluto dal Nuovo Centrodestra. E lo stesso relatore alfaniano Antonio D’Alì si era detto certo che sarebbe stato inserita nel decreto. Invece ieri mattina, al termine di quasi due ore di trattative nelle commissioni, si è deciso di rinviarlo in autunno. Anche perché il bonus per le famiglie numerose avrebbe richiesto una copertura da circa 70 milioni di euro. La questione è destinata comunque a tenere banco nei prossimi giorni anche per le possibili ripercussioni politiche. Nonostante il capogruppo al Senato di Ncd, Maurizio Sacconi, e lo stesso D’Alì si siano detti soddisfatti per il lavoro svolto, nel loro partito monta il malcontento e c’è già chi parla di “resa totale”. E che Ncd non l’abbia presa bene lo dimostra anche la riunione urgente richiesta da alcuni senatori ad Angelino Alfano.

La questione Tasi
Ma il testo passato al vaglio delle commissioni non riguarda solo il bonus famiglie. Un’altra questione importante è quella sulla Tasi su cui è arrivato l’ok all’emendamento che ne disciplina il rinvio. Per i residenti dei comuni che hanno deliberato l’aliquota lo scorso Maggio il versamento della prima rata dovrà avvenire entro il prossimo 16 Giugno. Per i cittadini dei comuni che, invece, delibereranno entro il 10 Settembre il pagamento dovrà avvenire al massimo per il 16 Ottobre.
Infine, in caso di mancata delibera da parte dell’ente locale, il versamento dovrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il prossimo 16 Dicembre. Quella prevista dal decreto è una misura transitoria in vista di una messa a regime del sistema che ha come scadenza il 2015. Per quella data i comuni dovranno assicurare il massimo della semplificazione per i residenti, fornendo modelli precompilati.

Equitalia e tasse
Altra questione spinosa era quella relativa alle cartelle di Equitalia. Il testo passato dalle commissioni prevede la possibilità di rateizzare il pagamento delle cartelle anche per chi è decaduto dal beneficio. La diluizione potrà essere effettuata in un massimo di 72 mesi, vale a dire sei anni. Perché si possa godere di questa opportunità è però necessario che la decadenza sia avvenuta prima del 22 Giugno 2013 e la richiesta venga presentata entro il prossimo 31 Luglio. Passa anche l’emendamento che aumenta all’11,5% la tassazione dei fondi pensione nel 2014 per coprire la sterilizzazione dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie al 26% per le casse previdenziali privatizzate.

Novità last minute
Non sono mancate le novità dell’ultimo momento. Un emendamento del Dem Federico Ferrero prevede l’esclusione dei contratti di servizio, di quelli per lo smaltimento dei rifiuti e di quelli per “altri corsi di formazione” dai settori cui province e città metropolitane punteranno per diminuire la spesa in beni e servizi di 340 milioni di Euro per il 2014 e di 510 milioni per gli anni che vanno dal 2015 al 2017. E’ stata cassata la disposizione che comportava un taglio del 5% sull’acquisto di beni e servizi per le province e le città metropolitane che negli ultimi dodici mesi abbiano registrato tempi di pagamento superiori a 90 giorni.