Sull’eutanasia l’altro flop del partito dell’inciucio. La Consulta aveva chiesto di legiferare entro settembre. La legge esclusa dai lavori della Camera. Determinante il veto leghista

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Niente da fare. Nonostante annunci e dichiarazioni che sembravano essere favorevoli, il Parlamento sull’eutanasia ha deciso di non decidere: le Camere non risponderanno all’appello della Corte Costituzionale a legiferare sul suicidio assistito e l’eutanasia entro il 24 settembre, giorno in cui la Consulta tornerà a riunirsi sul caso di Marco Cappato (nella foto), il radicale che lo scorso anno accompagnò dj Fabo a morire in Svizzera. È quanto emerge dalla conferenza dei capigruppo della Camera di ieri che si è riunita per definire il calendario di settembre.

D’altronde proprio due giorni fa ha chiuso i battenti il comitato ristretto istituito presso le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali per mettere a punto un testo base: non è stato possibile raggiungere un accordo sul tema. “Oggi – dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida – durante la riunione dei capigruppo ho fatto richiesta, poi condivisa da tutta la minoranza, di calendarizzare quanto prima il testo sull’eutanasia. Non parlare di questo argomento entro il 24 settembre, data in cui avrà luogo l’udienza della Corte Costituzionale dedicata al tema, di fatto esautora il Parlamento. O forse, con la mancata calendarizzazione di oggi (ieri, ndr), è il Parlamento ad esautorarsi da solo grazie all’attuale maggioranza”.

E la lettura di Lollobrigida è, di fatto, veritiera. Per una ragione molto semplice: se i Cinque stelle si sono sempre espressi favorevolmente a una legge sull’eutanasia, la Lega ha invece sempre espresso parere contrario, ferma a una concezione para-religiosa, certamente non in linea non solo col progresso scientifico ma anche con la tutela dei diritti civili. Sul punto chiaro anche il commento di Michele Bordo (Pd) che parla delle forze di maggiorenza come di “uniche responsabili” dato che “sin dall’inizio hanno scelto di lavorare su testi legislativi che avevano poco a che fare con quanto chiesto invece al Parlamento dalla Corte Costituzionale”.

Come si ricorderà, peraltro, la Consulta non aveva espresso pareri in merito alla legge, ma aveva sottolineato come occorresse chiarire una posizione sul tema. E invece anche questa volta, nonostante le sollecitazioni del più alto organo della magistratura, si è deciso di non decidere. Con tutte le conseguenze del caso e tutti i “dj Fabo” che inevitabilmente saranno costretti a rivolgersi all’estero per ottenere una morte dignitosa.

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