Oltre il 90% del gettito Irpef arriva da dipendenti e pensionati. L’allarme dell’Agenzia delle entrate: Italia prima nell’Ue per evasione dell’Iva

evasione Ruffini
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Ogni anno in occasione della legge di Bilancio la storiella si ripete. Gli interventi da finanziare sono tanti e la coperta è sempre corta. Certo è che se tutti pagassero le tasse, le entrate nelle casse dello Stato potrebbero fornire maggiori margini di manovra. In un’intervista al Corriere della Sera il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini (nella foto), sostiene che “il peso fiscale che grava sui cittadini non sembra equamente distribuito”.

I numeri non mentono: “Oltre il 90% del gettito Irpef proviene da dipendenti e pensionati. E allo stesso tempo – spiega – non possiamo trascurare che il 57% dei 41 milioni di contribuenti Irpef dichiara meno di 20 mila euro”. Il quadro diventa più completo se si pensa che “solo lo 0,1% dei contribuenti – circa 40 mila – dichiara più di 300 mila euro e 3 mila più di un milione”.

Sconfortante peraltro l’ultimo rapporto della Commissione europea sull’Iva. Da cui risulta che nel 2019 l’Unione ha perso 134 miliardi di euro. Sebbene rispetto al 2018 riduca il danno economico (da 35,4 a 30,1 miliardi) anche nel 2019 l’Italia si conferma prima all’interno dell’Ue per l’evasione dell’Iva (imposta sul valore aggiunto) in valore nominale, che comporta mancate entrate per lo Stato di 30,1 miliardi di euro, mentre è quinta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 21,3%, dietro solo a Romania (34,9%), Grecia (25,8%), Malta (23,5%) e Lituania (21,4%).

L’evasione fiscale resta dunque un problema, anche se “il tax gap dei principali tributi – sottolinea il numero uno dell’Agenzia delle Entrate – è diminuito di 15 miliardi, passando da 88 a 73 miliardi di mancate entrate nelle casse dell’erario”. Tuttavia, ha spiegato ancora il numero uno dell’Agenzia delle Entrate durante un evento di Rcs Academy, “è evidente che il fenomeno dell’evasione fiscale impedisce una maggior adozione delle politiche di sostegno ai soggetti a basso reddito”.

E allora che fare? Secondo Ruffini per combattere l’evasione è innanzitutto necessaria un’educazione civile: “la consapevolezza che imposte e tasse servono. Se tutti avessimo più consapevolezza, saremmo più leali”. Ruffini ha ammesso che il collo di bottiglia per l’Agenzia delle Entrate è che “non possiamo, né vorremmo, né saremmo in grado di controllare la correttezza di tutti i cittadini italiani. Per combattere l’evasione nella fiscalità di massa ci vogliono la digitalizzazione dei processi e l’incrocio dei dati”.