Evita ancora in vita con Malika Ayane. La regina d’Argentina musa del riscatto femminile. Piparo porta in scena l’edizione italiana del musical

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Evita come Hillary Clinton. Una donna che voleva conquistare un Paese, trovando l‘immortalità dopo la morte. Una donna che potrebbe conquistare un continente, avendo già trovato un posto nella storia. Potrebbero sembrare le due facce della stessa medaglia, e forse lo sono pure, ma il gioco di similitudini che propone il regista Massimo Romeo Piparo, artefice di questa edizione italiana del musical Evita e motore del teatro Sistina di Roma, va oltre la dimensione spazio tempo. Perché la signora Clinton, candidata alla presidenza degli Stati Uniti, idealmente rappresenta una proiezione dell’Evita reale, amata e odiata dagli argentini, e non tanto dell’Icona Evita, adorata al cinema e nei teatri del mondo. La forza e la determinazione, più che il coraggio e la passione.

Dunque Evita è ancora viva e questa operazione non poteva capitare in un momento migliore. Stavolta però, ed la prima volta, lo fa in italiano, con la voce di Malika Ayane. La cantante milanese vestirà i panni, che furono anche di Madonna nel celebre film del 1996,  della moglie del presidente argentino, Juan Domingo Peron, nel musical scritto da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber e riportato ora in scena da Massimo Romeo Piparo. “Evita è una donna pazzesca, una pioniera dell’emancipazione femminile determinante per il suo popolo e per il secolo scorso, un modello fortemente edificante. Una donna passionale, forte e determinata. Una tosta come lo sono anche io nelle mie piccole sfide quotidiane”, dice Malika, che per la prima volta si confronta con un musical, durante la presentazione della produzione teatrale. Ancora oggi nell’immaginario collettivo femminile la signora Peron incarna l’immagine della paladina dei diritti, anche se la sua fu essenzialmente una parabola mediatica più che una storia fatta di atti concreti. Se l’Evita di allora avesse avuto a disposizione  i media di oggi, saremmo qui a narrare un’altra storia.

Ma questa è quella che arriva sui palcoscenici italiani. “Musicalmente è una delle cose più belle che io abbia sentito”, spiega Malika, “e anche difficile da affrontare: sono una cantante, ma non per questo è più semplice affrontare un musical. Ho dovuto studiare”, spiega l’artista, “è un’opera che riporta la complessità musicale su un piano semplice e di massa, un po’ come Piparo ha già  fatto con Jesus Christ Superstar. Ma essendo molto meno popolare, è una grande occasione per me e per Evita di arrivare a tanta gente”. La differenza con l’opera originale del duo Rice-Webber, Piparo – che l’ha portata in scena già 20 anni fa, la individua fondamentalmente nella scelta dell’italiano per i testi delle 27 canzoni (tutte eseguite dal vivo dall’orchestra) “perché è una storia che va capita parola per parola”. E così saranno in italiano anche i due brani che nell’immaginario collettivo sono indissolubilmente legati a Evita: Don’t Cry for me Argentina (che diventerà Da ora in poi in Argentina) e You must Love me che vinse un Oscar e ora risuonerà Stai qui, sii mio. L’attualità della storia fa poi il resto. “E’ un’opera rock, su una vicenda ancora molto attuale”, spiega ancora Piparo, “basti pensare a Hillary Clinton, prima donna che potrebbe sedersi sulla poltrona più importante del mondo, o al recente golpe militare in Turchia. Una storia che sembra scritta oggi”.  E se Piparo dovesse allestire un musical pensando all’Italia di oggi l’unico testo adeguato è Les Miserables, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo.

Il debutto di Evita è in programma il 9 novembre a Milano al teatro della Luna, con un’anteprima dal 4 al 6 a Bari. Poi sarà a al Politeama Genovese di Genova dal 29 novembre, al Teatro Verdi di Firenze dal 6 dicembre, fino ad approdare a Roma, dal 14 dicembre al 15 gennaio al Sistina e chiudere al Politeama Rossetti di Trieste dal 18 gennaio.