All’ex grillina il bavaglio non basta. Meglio il divieto di informazione. Spunta un ddl per impedire la cronaca giudiziaria. Firmato dalla senatrice Pacifico espulsa dai 5 Stelle

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Niente nomi, niente foto, nessun cenno che possa portare a identificare chi è indagato neppure nel caso di arresti e sequestri, quando non c’è più segreto istruttorio. Altro che libertà di stampa e diritto d’informazione. Mentre la legge contro le querele-bavaglio è ancora impantanata in Parlamento, la senatrice Marinella Pacifico, dal 21 ottobre scorso nel Gruppo Misto dopo essere stata messa alla porta dal Movimento 5 Stelle per le mancate restituzioni, vorrebbe di fatto cancellare la cronaca giudiziaria. E per farlo ha presentato un apposito disegno di legge.

LA PROPOSTA. La parlamentare, che con la sua iniziativa è andata ben oltre quanto è stato fatto sinora da parte dei suoi tanti colleghi che non gradiscono informazioni soprattutto sulle inchieste che li vedono protagonisti, sostiene che non c’è attualmente tutela della privacy. Per lei non c’è “una reale garanzia per i cittadini, né alcuna tutela per le continue e indebite ingerenze nella vita delle persone accusate”, “nocumenti a effetto immediato, ma che mantengono inalterata la loro valenza pregiudizievole, proprio perché le eventuali ipotesi assolutorie intervengono spesso dopo lustri”.

Meglio insomma un bel bavaglio. E per la Pacifico deve essere di quelli particolarmente stretti. Con tanto di “forme rapide, immediate e quasi automatiche di risarcimento del pregiudizio non meramente formale”. La ex pentastellata dichiara di voler impedire che gli organi di stampa, i siti internet e i social network causino “evidenti pregiudizi” dovuti alla diffusione delle generalità o delle immagini di coloro che sono iscritti nel registro delle notizie di reato. Se di qualcosa si deve parlare, per la senatrice non se ne deve parlare prima che una vicenda approdi in un’aula di tribunale. Ha le idee chiare Marinella da Cisterna di Latina: “La presunzione di innocenza deve prevalere su ogni contraria e diversa istanza, compresa la libertà di stampa”.

Per la parlamentare, si dovrebbe poter pubblicare qualcosa soltanto se l’indagato dà al giornalista il consenso scritto. Qualcosa del tipo, magari nelle inchieste antimafia: “Scusi signor boss posso scrivere che l’hanno arrestata?”. Oppure: “Scusi assessore, posso mettere la sua foto perché l’hanno fermata dopo aver intascato una mazzetta?”. E per chi Sgarra non meno di 10mila euro di sanzione. La Pacifico vorrebbe inoltre che, nel caso di mancato pagamento della somma indicata nella sentenza, venisse disposta la sospensione della testata giornalistica o del sito internet, ovvero dell’accesso ai social media, per un periodo non inferiore a trenta giorni.

IL CURRICULUM. La senatrice Pacifico, prima di essere espulsa per via delle mancate restituzioni, ha causato non pochi imbarazzi al Movimento 5 Stelle. L’insegnante eletta a Palazzo Madama, dove ha iniziato a interessarsi di politica internazionale, prendendo parte a missioni in Cina e Tunisia, è stata infatti autrice di post piuttosto particolari. Prima di entrare in Parlamento aveva sostenuto che “i malati di cancro vengono alimentati con cibi altamente acidi che determinano il crollo fisico”, proponendo come migliore forma di prevenzione l’alimentazione che segue lei, quella fruttariana. La Pacifico non ha poi mancato neppure di diffondere qualche pillola no-vax e qualche pensiero complottista, del tipo che l’attentato al Bataclan sarebbe stata solo una messinscena, oltre a dire che Roberto Saviano è un massone e concludere con il no al taglio dei parlamentari.

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