L’ex ideologo Paolo Becchi spara a zero sul Movimento 5 Stelle: “l’assessora Muraro conta più di Grillo”

di Giorgio Velardi
L'intervista

La domanda è precisa: “Come mai nella giunta Raggi si può toccare chiunque tranne Paola Muraro e quali interessi rappresenta realmente questa persona?”. A formulare l’interrogativo non è uno qualsiasi. Ma Paolo Becchi, professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova e, soprattutto, ex ideologo del Movimento 5 Stelle. Un’analisi dura, quella che Becchi tratteggia con La Notizia. Oggi, aggiunge, “l’assessore all’Ambiente ha più potere di Grillo”.

Cosa glielo fa dire?
Il dato di fatto è che la sindaca ha cambiato assessori e vertici delle partecipate come se niente fosse ma non ha toccato la Muraro, la cui posizione crea imbarazzo all’interno del Movimento. È evidente la presenza di forze e interessi che hanno fatto di questa persona un soggetto inamovibile. È vero che non è stata rinviata a giudizio, ma da un punto di vista politico la situazione è diventata insostenibile. E non si può liquidare tutto dicendo che è tutta una montatura creata dal Pd.

Quindi che voto dà all’operato della Raggi?
Totalmente insufficiente, così come lo è per le persone che ragionano con la loro testa e non sono dei fondamentalisti. I primi cento giorni, di solito, rappresentano l’ispirazione per quello che verrà dopo. Qui invece non c’è nulla di nulla, a meno che le querele non siano diventate il segno del cambiamento. Quando mai il Movimento ha querelato qualcuno? Al suo interno c’è un totale smarrimento.

Negli ultimi giorni Federico Pizzarotti ha lasciato il Movimento Cinque Stelle. Ha fatto bene?
Pizzarotti ha sbagliato tutto. Grillo non stava aspettando altro, ha tirato un sospiro di sollievo per il piacere che gli è stato fatto.

Cosa si sarebbe dovuto comportare?
Denunciare l’illegalità del regolamento, come gli avevo consigliato di fare. E convocare a Parma non una conferenza stampa, ma la vasta schiera di dissidenti del Movimento che sono sparsi in tutt’Italia, alla quale avrebbe potuto offrire un’alternativa. Ne sarebbe scoppiato un caso politico nazionale e Grillo sarebbe andato in grossa difficoltà. Invece Pizzarotti ha dimostrato di non avere gli attributi.

Insomma, i 5 Stelle si sono ufficialmente trasformati da movimento a partito?
C’è una deriva partitocratica evidente. Anche il linguaggio è cambiato: all’inizio erano guai se si pronunciavano le parole “leadership” o “capo”. Oggi invece Grillo, autoproclamatosi “capo politico”, può fare e disfare ciò che vuole. Il nuovo regolamento gli garantirà un sempre maggiore controllo su un gruppo ormai sottoposto al suo volere.

Il Movimento è pronto per governare il Paese?
L’aspirazione a prendere il potere c’è, ma per fare cosa forse non lo fanno neanche loro. Su alcune tematiche ci sono visioni che spesso cambiano da un giorno all’altro. Non c’è una linea precisa. In una situazione di liquidità della politica gli italiani continuano a guardare al M5S con interesse. Le cose potrebbero cambiare se nascesse una nuova forza alternativa: a quel punto sarebbe tutta un’altra partita.

Twitter: @GiorgioVelardi