Fallita la congiura per non finire disoccupati. Adesso i renziani frenano. Le minacce di crisi erano un bluff. Scaricato da tutti, a Matteo non rimane che la ritirata

MATTEO RENZI
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Dopo averlo sentito abbaiare per giorni sempre più forte, in tanti erano pronti a scommettere che, alla fine, Matteo Renzi avrebbe azzannato la presa. Restava solo da capire quando avrebbe assestato il morso letale a Giuseppe Conte. Ma dopo aver monopolizzato il dibattito politico, con la grancassa di opinionisti e commentatori pronti a puntare sulla spallata al governo che avrebbe favorito l’avvento dell’osannato Draghi a Palazzo Chigi, da ieri non solo l’ex premier sembra aver rinunciato ad addentare l’osso, ma pare abbia pure smesso di abbaiare.

Sui social in mattinata il leader di Rignano aveva rilanciato sulla necessità di attivare il Mes. L’ennesima provocazione, dal momento che al Salva Stati il M5S è contrario e che Conte su questo ha già dichiarato di ritenere irresponsabili gli aut aut. Ma a sera si ode un’altra musica. Mentre a Palazzo Chigi sono in corso le consultazioni, avviate dal premier, sul Recovery con i partiti (ieri M5S e Pd, oggi tocca a Iv e Leu) Ettore Rosato dichiara: “Qualcosa è cambiato. Il presidente del Consiglio ha convocato una serie di riunioni. Mi sembra un fatto positivo”. Non solo. A sentire il renziano il premier “ha ripreso in parte alcune questioni che avevamo posto”.

Eppure si tratta dello stesso personaggio che domenica aveva dichiarato che era venuto meno il rapporto di fiducia tra la maggioranza e il premier. In realtà sono giorni che i renziani vanno ripetendo che le ragioni “per cui abbiamo fatto nascere questo governo non ci sono più”, che Conte non è l’unica soluzione, che in caso di crisi non si deve andare necessariamente a votare perché c’è lo spazio per sperimentare in Parlamento un’altra maggioranza e per dar vita a un nuovo esecutivo. Ma la verità è che il leader di Rignano è stato scaricato da tutti e non può non prenderne atto.

Se all’inizio alcune delle sue obiezioni nei confronti del premier sono state condivise anche dal Pd, i dem hanno poi preso nettamente le distanze. Soprattutto il Nazareno non ha alcun interesse a governi tecnici o di unità nazionale. L’unica alternativa che ritengono plausibile, in caso di crisi, è il voto. Non si stancano di ripeterlo Andrea Orlando e Dario Franceschini. Idem il M5S. “Irresponsabile in questo momento mettere in discussione il governo. Chi lo fa, lavora pro domo propria e se ne assume la responsabilità davanti al Paese”, dichiara Stefano Buffagni. “Dobbiamo continuare a lavorare per rispondere coi fatti alle sfide che abbiamo davanti. è questo che i cittadini si aspettano da noi, non sterili polemiche”, dice il capodelegazione Alfonso Bonafede.

Stessa musica dalle parti di Leu: “Aprire una crisi al buio in piena crisi economica e in emergenza sanitaria sarebbe un errore imperdonabile”, commenta Federico Fornaro. Renzi è stato scaricato anche dal centrodestra. Giorgia Meloni ha sempre considerato le urne come la via maestra. Ma ora anche lo stesso leader leghista, che ha pure considerato l’ipotesi di un governo ponte, sembra fare marcia indietro. “Ipotesi tecniche non mi interessano. O elezioni oppure un governo a guida centrodestra”, dice Matteo Salvini. Molti azzurri, poi, di fronte allo spauracchio di non essere rieletti, sarebbero invece pronti a entrare nella pattuglia di responsabili che potrebbe fare da stampella al governo Conte. “FI per il bene del Paese è a disposizione per lavorare con il governo che c’è, anche se non ci piace”, ha dichiarato Silvio Berlusconi.

Non sarà stato un caso che i renziani finora si sono guardati bene dall’esporsi nelle sedi istituzionali. Alle Camere, durante la discussione sulla riforma del Mes, Renzi ha attaccato il premier duramente ma non ha dato nessun colpo di grazia. La strategia di Iv è rimasta quella di sparare a zero via stampa (tv, radio, giornali) e via social. Fino a ieri.

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