Dalla politica agli incarichi pubblici. Faraone riapre le porte girevoli. Regalo a sindaci, assessori e consiglieri comunali. Per passare a fine mandato da una poltrona all’altra

Il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, vorrebbe sbloccare le “porte girevoli” tra politica e incarichi pubblici.

Un emendamento che sembra un abito cucito su misura, da riporre nell’armadio e tirare fuori al momento opportuno. Il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, vuole provare a sbloccare le “porte girevoli” tra politica e incarichi pubblici, almeno per sindaci, assessori e consiglieri comunali. In un emendamento al decreto Sostegni Ter, approdato in commissione a Palazzo Madama, il parlamentare renziano ha proposto un intervento in materia di “inconferibilità di incarichi a componenti di organo politico di livello regionale e locale”.

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Il capogruppo al Senato di Italia viva, Davide Faraone, vorrebbe sbloccare le “porte girevoli” tra politica e incarichi pubblici

Il testo di Faraone è stato sottoscritto dalla collega Elvira Lucia Evangelista, da poco approdata alla corte di Matteo Renzi dopo aver lasciato i 5 Stelle. Il contenuto prevede di rimuovere il vincolo di legge che oggi vieta per due anni ai politici locali, che hanno avuto un ruolo in una precisa regione, la possibilità di ricollocarsi nelle partecipate regionali o nell’amministrazione con incarichi dirigenziali.

La norma, in vigore dal 2013, riguarda tutti: ex governatori, ex componenti di giunta regionale, ex consiglieri. Un discorso che si estende anche a Province e Comuni con più di 15mila abitanti. Questo significa, per esempio, che il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, alla fine del mandato non potrà assumere un ruolo all’interno di qualche società controllata dalla Regione Lazio. Bisogna attendere almeno 24 mesi dalla conclusione del precedente incarico.

Un’iniziativa minima per evitare scambi di poltrone. Eppure con un tratto di penna il solerte Faraone punta a cambiare lo stato delle cose: se passasse il suo emendamento, sarebbe possibile che ex sindaci, o anche ex amministratori ed ex consiglieri, possano ottenere ruoli nella regione in cui hanno esercitato la funzione. Aprendo anche una questione di opportunità, perché emerge una tempistica curiosa.

Faraone ha annunciato la candidatura a sindaco di Palermo. Alle prossime elezioni è intenzionato a correre e ha iniziato in largo anticipo anche la campagna elettorale, che rivendica di voler fare per strada, tra la gente. Insomma, se davvero andasse in porto la sua iniziativa, un giorno potrebbe addirittura essere beneficiario della norma. Ammesso che venga eletto e che alla fine del mandato abbia un’opportunità in tal senso. La porticina, rigorosamente girevole, resta comunque aperta.

Ma qual è la motivazione fornita? “Non disperdere le competenze e le professionalità acquisite dagli amministratori locali nel corso del loro mandato”, mettono nero su bianco nell’emendamento il capogruppo al Senato di Italia viva con la collega Evangelista. E dire che la sua posizione sulle porte girevoli per i magistrati è decisamente più rigida. “Io questa storia che un magistrato si metta in aspettativa e un minuto dopo si candida a sindaco nella città dove ha indagato non riesco proprio a digerirla”, scriveva, nel giugno 2021, Faraone sul proprio profilo Facebook, in polemica con la decisione di Luigi de Magistris di candidarsi alle Regionali in Calabria.

“La legge va cambiata – insisteva il capogruppo di Iv al Senato – un magistrato che sceglie di candidarsi in politica, eletto o non eletto, non può tornare come se nulla fosse a fare il pm o il giudice. Le porte girevoli fanno male alla politica e alla giustizia”. Per carità una posizione legittima, anche molto condivisa in Parlamento. Ma se per la magistratura c’è la granitica convinzione di stoppare il fenomeno delle porte girevoli, per la politica locale c’è il tentativo di riaprirle.

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