Farnesina, sta per iniziare l’era Benassi. Il fedelissimo del premier Conte verso l’incarico di segretario generale

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A Matteo Renzi, quand’era a Palazzo Chigi, non sarebbe dispiaciuto vederla come prima donna a capo dell’Enel. Oppure all’Aise, prima donna a capo di un servizio di intelligence. Oggi i rumours la danno in corsa per la Cassa depositi e prestiti: Elisabetta Belloni, prima donna a diventare segretario generale della Farnesina, starebbe per uscire dal palazzo in cui ha costruito la sua sfolgorante carriera. Al suo posto, Giuseppe Conte vorrebbe piazzare un fedelissimo: il suo consigliere diplomatico Pietro Benassi, l’uomo che lo ha introdotto ad Angela Merkel.

I due sono coetanei e pure amici. Lei, vedova di un ambasciatore, un figlio, quattro lingue, è nota al Maeci col soprannome inevitabile di “zarina”: è stata la prima donna a dirigere l’unità di crisi (dal 2004 al 2008), a guidare la cooperazione (dal 2008 al 2013), a diventare segretario generale (nel 2016). E oggi è tra le poche donne sempre candidate a incarichi di punta nella Repubblica. Nel maggio 2018, quando Sergio Mattarella era alle prese con le estenuanti consultazioni post trionfo gialloverde, il suo nome è girato anche per la presidenza del Consiglio. In effetti ha buoni rapporti a destra come a sinistra, da Franco Frattini a Luca Lotti.

La sua fata turchina è stato però Paolo Gentiloni, subentrato a fine 2014 a Federica Mogherini. La ministra Pd aveva Benassi come capo di gabinetto, avendolo ereditato da Emma Bonino. Gentiloni ha scelto invece la Belloni, promuovendola poi segretario generale. Quanto a Benassi, andandosene dal Maeci la Mogherini lo ha promosso ambasciatore a Berlino. E quella è stata la sua fortuna, sia economica (guadagnava più della Merkel: 18 mila euro netti al mese più residenza, domestici, autista e spese di rappresentanza) sia di carriera.

Romano, due figli, nel 2009 Benassi ha avuto Tunisi come prima sede da ambasciatore. E’ tornato a Roma nel 2013 portandosi appresso la sgradevole storia di un visto di sei mesi fatto avere al proprio cuoco, Lassaad Debaghi, in barba a ogni regolamento. Dopo qualche giorno in Italia il cuoco si è dato alla clandestinità in Francia. Per una storia analoga, un visto concesso a persone poi non tornate in patria, un impiegato tunisino dell’ambasciata è stato licenziato in tronco. Benassi invece si è ritrovato Berlino. Lì lo ha conosciuto Giuseppe Conte alla sua prima visita tedesca. E lì è scattato il feeling che ha chiamato l’ex ambasciatore a Palazzo Chigi.

Benassi conosce da anni la Merkel e ha in particolare un ottimo rapporto con Uwe Corsepius, il suo consigliere diplomatico. Lo ha messo a disposizione di Conte, totalmente a secco di rapporti internazionali, e a partire dal primo caffè a Davos con la cancelliera gli ha costruito quell’immagine di referente affidabile per l’Europa che ha portato entrambi al Conte bis. Una scivolata, però, il 9 gennaio c’è stata: a palazzo Chigi era atteso il premier libico Fayez al Sarraj, ma Conte aveva in agenda anche il nemico numero uno di Sarraj, il generale Khalifa Haftar. Forse si sperava, chissà, di ottenere un accordo tra i due, rilanciando il ruolo internazionale dell’Italia? Di certo Serraj non ha apprezzato la coincidenza: visita cancellata. Il “mezzo incidente diplomatico”, come l’ha impietosamente definito qualche ambasciatore sul Corriere, non ha comunque scalfito il rapporto tra Conte e il suo consigliere diplomatico. E la Farnesina ora si prepara all’era Benassi.