Fatture false, il re degli outlet scarica i Renzi. Dagostino non contestò le ricevute gonfiate per sudditanza psicologica

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Il re degli outlet Luigi Dagostino inguaia Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Ieri, all’ultima udienza del processo sulle fatture false, l’imprenditore ha confermato la tesi difensiva portata avanti sin dall’inizio e cioè che non avrebbe contestato quelle ricevute da 160mila euro per una sorta di sudditanza psicologica verso i genitori dell’ex premier. I fatti risalgono al 2015 quando Dagostino era amministratore delegato della Tramor, società di gestione dell’outlet The Mall di Leccio Reggello, cittadina in provincia di Firenze.

L’imprenditore incaricò le società Party ed Eventi 6, entrambe facenti capo ai Renzi, di studi di fattibilità per lavori all’outlet. Le fatture considerate false, perché secondo la Procura non corrisponderebbero a prestazioni realmente effettuate, sono due: una da 20mila e l’altra da 140mila. Secondo i pm fiorentini sarebbero state messe in piedi da Renzi senior e da sua moglie per agevolare un sistema ideato proprio dall’imprenditore Dagostino per frodare il fisco.

“Quando ho visto l’importo delle fatture sono rimasto perplesso, ma i coniugi Renzi erano i genitori del presidente del Consiglio, ho subito la sudditanza psicologica e non ho contestato niente, ha dichiarato l’imprenditore. Mentre papà Renzi, non presente ieri in aula, nella memoria difensiva ha dichiarato: “ho sempre lavorato e dato lavoro: non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per farlo. Sono tutte fatture vere”. E poi ha aggiunto: “se è un reato chiamarsi Renzi allora sono colpevole”. La sentenza di primo grado è prevista per il 7 ottobre 2019.