Federatore giallorosso o leader M5S. Per Conte è già tempo di scelte. L’ex premier ha benedetto l’alleanza di Centrosinistra. Ma il progetto rischia già di saltare per i veti tra i dem

GIUSEPPE CONTE
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Giuseppe Conte è stato il premier dell’emergenza, nel senso che gli è scoppiata in mano la più grossa emergenza mondiale dalla fine dell’ultima guerra. E non è poco. Nessuno poteva prevedere quello che stava per succedere ed anzi altri uomini politici, come ad esempio Nicola Zingaretti, l’avevano presa alla leggera. Conte no.

Dopo un primo momento di comprensibile sbandamento ha recuperato alla grande con misure stringenti e precise. Mossa che ci ha portato ad un’estate con contagi assai ridotti. Purtroppo gli sconsiderati comportamenti estivi hanno poi prodotto il noto disastro della seconda ondata, ora in parte mitigata dal sistema dei colori regionali, sempre voluto dal precedente esecutivo. Lo stesso nuovo premier Mario Draghi ha riconosciuto il merito del successore. Finita l’avventura a Palazzo Chigi ora si pone però per Conte un dilemma di leninista memoria: che fare? A ben vedere le alternative non sono molte.

Una è quella del ruolo del federatore nobile del centrosinistra che era circolata qualche giorno fa e cioè l’ex premier potrebbe fare il pontiere dell’intergruppo parlamentare giallorosso comprendente Pd, M5S e Leu. Questa ipotesi però ha già messo in subbuglio il Partito democratico con l’ex presidente e segretario ad interim Matteo Orfini che ha attaccato acidamente la proposta ed ha stretto giro anche Goffredo Bettini, uno dei supposti ideatori, ha fatto marcia indietro.

Dunque situazione molto complessa con in più l’incognita della tenuta del segretario Nicola Zingaretti, messo sotto attacco da più fronti, tra cui anche quello della assenza di ministri femminili nella compagine governativa. Un’atra ipotesi ventilata è quella del cosiddetto “partito di Conte” che ha goduto anche di lusinghieri sondaggi (uno degli ultimi post su Fb dell’ex premier ha preso più di un milione di “like” in 24 ore), ma fra due anni sarebbe svaporato perché la gente dimentica in fretta.

Il partito avrebbe avuto un senso se si fosse votato subito o a breve, così è una ipotesi non molto praticabile. Una terza possibilità, a questo punto la più concreta, è quella di un Conte leader dei Cinque Stelle, anche se Rousseau ha decretato la nascita di un nuovo direttorio. Conte non è stato mai formalmente iscritto al Movimento e per avere voce in capitolo devono passare almeno sei mesi dalla iscrizione, secondo il regolamento, ma qualche deroga si può sempre trovare soprattutto se interviene lo stesso Grillo dall’alto.

Conte non è certo estraneo al Movimento, anzi. Chi non ricorda il su entusiasmo per la vittoria del 2018? L’ex premier era anche candidato come ministro di un futuro governo pentastellato ed è stato portato da Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia, che lo ebbe come professore all’università. Dunque non è certo un estraneo.

L’ipotesi Conte a capo del Movimento. Sia pur coadiuvato da un direttorio potrebbe essere non solo una soluzione politica per federare poi un nuovo centro – sinistra, ma servirebbe anche a stabilizzare il Movimento che è da molto tempo senza un vero timoniere, da quando ci furono le dimissioni dell’ex Capo politico Luigi Di Maio.

Naturalmente per dare seguito a questa possibilità occorrerebbe il benestare di Grillo che comunque ha sempre avuto grandi attestati di stima e simpatia personale per il professore. E, altrettanto naturalmente, è necessario che Conte proponga l’idea, dopo aver scartato la candidatura a sindaco di Roma che per un po’ era girata mettendo in allarme Virginia Raggi. In ogni caso sarebbe un peccato perdere un talento inaspettato che è sbocciato oltretutto in un momento così difficile.

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