Fico non molla, ma per il voto a distanza si fa dura. Il presidente della Camera ha prospettato diverse soluzioni. Ma la Giunta per il Regolamento non vuole saperne

di Clemente Pistilli
Politica

Fico non molla. Ok pure al voto a distanza pur di garantire la piena operatività del Parlamento, ridotto a un lazzaretto a causa del Covid, tra parlamentari positivi e in quarantena, e con la legge di bilancio da affrontare. Ma la strada è tutta in salita. Nella Giunta per il regolamento ieri infatti il presidente della Camera si è scontrato con la contrarietà al voto da remoto espressa dal centrodestra, dai renziani e da parte anche del Movimento 5 Stelle. Con Pd e Leu che insistono sulla possibilità del voto a distanza, Roberto Fico, oltre a non escludere tale possibilità, ha elencato anche altre soluzioni, come l’alternanza settimanale dei lavori dell’Aula a quelli delle commissioni.

Qualche apertura è arrivata solo da una parte di Forza Italia, con Mara Carfagna che si è detta favorevole pure al voto a distanza “per un periodo di tempo limitato”, e da una parte dei 5S, tra i quali il presidente della commissione affari costituzionali, Giuseppe Brescia. Fico ha quindi deciso di illustrare le diverse proposte vagliate in Giunta alla prossima riunione dei capigruppo, convocata per mercoledì.

“Condividiamo l’approccio del presidente sulla necessità di interrogarsi sul voto a distanza, vista la situazione legata alla pandemia. Occorre garantire sia il corretto funzionamento del Parlamento, sia l’approvazione della legge di stabilità. Riteniamo che sia giusto un approfondimento del tema e da parte nostra non c’è nessuna preclusione in un senso o nell’altro”, ha specificato la pentastellata Anna Macina.