Fiducia alla manovra voluta da Letta. Così il Governo bypassa il Parlamento

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di Fabrizio Gentile

La legge di Stabilità “è in molte parti innovativa” e può essere il trampolino di lancio per l’Italia “se tutti ci assumiamo la responsabilità di non avviare il Paese verso una crisi che lo lascerebbe al buio”. Il relatore della Legge di Stabilità al senato, Antonio D’Alì’ ci ha provato fino all’ultimo a rivendicare la bontà del lavoro fatto dalla commissione Bilancio, ripreso dal maxiemendamento del governo. E al di là dei contenuti tecnici – che peraltro hanno visto in questi giorni levarsi le proteste praticamente di tutti, sindacati, forze sociali, sindaci, parlamentari e giornali – ha puntato sull’ormai solito refrain con substrato catastrofista: “la delicata e importante fase di vita del Paese”.

Il Quirinale
Vista la presa di posizione durissima di Forza Italia, Letta ha pensato bene di andare a chiedere consiglio – che novità! – a Re Giorgio. Ecco dunque il Colle del mutuo soccorso diramare a stretto giro di posta una nota dove si spiegava che “la verifica di governo deve essere con il voto di stabilità”. Insomma, il Quirinale decide cosa si fa e come si fa, e non ammette repliche.

Avanti a oltranza
E così si è andati avanti, con gli occhi puntati alla “fiducia” sulla manovra che, per editto di re Giorgio, si è trasformasta anche in investitura di governo. Un passaggio che, seppur blindato, lasciava spazio all’apprensione. Letta infatti ha scelto di essere presente in Senato, per guardare in faccia uno per uno i senatori e, chissà, magari riferire poi al Colle i buoni e i cattivi, anche al di là del voto.

Il voto in Senato
L’approvazione, numeri alla mano, era scontata. Ma il passaggio segna anche un cambio di fase politica, con l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia, cioè il partito che piu’ si era speso per la nascita di un governo di larghe intese. ‘’Questa è la legge di stabilità delle poltrone’’, ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi parlando ai suoi parlamentari prima che fosse ufficializzato il passaggio all’opposizione. Senza il partito di Berlusconi nella maggioranza, il premier Enrico Letta vede una maggior “chiarezza” politica, con la fine del tiro a segno quotidiano sull’esecutivo e sul ministro Saccomanni da parte dei “falchi” come Renato Brunetta.

La ripresa dell’economia
L’altra scommessa di Letta e del Governo dipende dai contenuti della legge di Stabilità che dovrebbe favorire la ripresa dell’economia nel 2014, anche grazie ad alcune misure innovative inserite all’ultimo nel provvedimento, mentre Letta ne profila altre nel passaggio alla Camera. L’approvazione della legge di stabilita’ da parte del Senato è
avvenuta in un clima convulso. La commissione Bilancio non è riuscita a completarne l’esame e alle 3 della notte tra lunedì e martedì ha gettato la spugna. Il governo intendeva porre la fiducia sul testo approvato dalla Commissione e così si è trovato spiazzato. E’ stato dunque presentato un maxi-emendamento che ha recepito tutte le modifiche votate in Commissione, più gli emendamenti presentati ma non votati dal governo e dai relatori, Giorgio Santini(Pd) e Antonio D’Alì (Ncd). Il testo è stato evidentemente steso in fretta e furia visto che presentava errori anche materiali che hanno ritardato poi i lavori d’aula, provocando la polemica politica delle opposizioni.

Il passaggio alla Camera
Nonostante le polemiche proprio di Forza Italia e le accuse di aver varato una manovra di tasse, il governo è convinto che il provvedimento avrà un impatto positivo. Il taglio del cuneo fiscale porterà detrazioni ai redditi fino a 35.000 (con un impatto maggiore tra i 15.000 e i 20.000); la Iuc, la nuova imposta sugli immobili, esenterà chi non ha pagato l’Imu nel 2012; inoltre sono state inserite alcune misure innovative come una sperimentazione in alcune aree metropolitane del reddito minimo di inserimento, finanziato da un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Letta spera non solo in un impatto positivo sull’economia reale, ma anche in un apprezzamento dell’opinione pubblica. Tanto piu’ dopo l’apertura da lui fatta oggi: destinare tutti i tagli della spending review del 2014 al taglio delle tasse delle famiglie. Una misura da inserire nel passaggio alla Camera. Per adesso, però, sono più i fischi che gli applausi.