Regeni, oggi Giuli in aula per spiegare il “no” ai fondi al documentario di Manetti. Intanto Mereghetti e Galimberti si dimettono dalla commissione

I mancati finanziamenti al doc su Regeni accendono le polemiche sulla commissione. E ancora si parla dei 1,49 milioni dati al film Albatros

Regeni, oggi Giuli in aula per spiegare il “no” ai fondi al documentario di Manetti. Intanto Mereghetti e Galimberti si dimettono dalla commissione

Toccherà al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, spiegare oggi alla Camera, durante il question time, perché secondo la commissione cinema, il documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo non è un’opera di “interesse culturale” e quindi “non meritevole di sostegno pubblico”. A chiamare il ministro alla spiegazione il Pd, che ieri non solo ha contestato la decisione sul documentario diretto da Simone Manetti, che ricostruisce la vicenda del ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016, ma ha proprio messo in dubbio gli stessi criteri di assegnazione dei contributi e la trasparenza degli aiuti pubblici.

I dem parlano di una decisione “difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione” e di una scelta “soltanto politica”, sottolineando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Secondo il Pd, inoltre, le nuove regole avrebbero determinato “una forte centralizzazione politica delle scelte”, “riducendo i meccanismi automatici e trasparenti” e “orientando di fatto anche le scelte artistiche”.

Mereghetti e Galimberti salutano la commissione: “Incompatibilità ambientale”

A gettare benzina sul fuoco anche le dimissioni formalizzate ieri di due membri della commissione, il professo Massimo Galimberti e il critico cinematografico Paolo Mereghetti. “Sono anni che lavoro con il Ministero, ho fatto parte di varie commissioni, però in questa fase, ho sentito una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti. Ci sono modalità che non condivido”, ha spiegato Galimberti. “Ho mandato stamattina una lettera di dimissioni dal mio ruolo, non solo sul documentario di Regeni ma diciamo che nella lettera di dimissioni volevo sottolineare la mia distanza da certe scelte, un discorso di coerenza”, ha dichiarato invece Mereghetti.

Ancora più esplicite le accuse di Riccardo Magi, che ha ipotizzato due possibilità: o l’incompetenza della commissione o un intervento politico diretto. Sulla stessa linea Angelo Bonelli, che ha parlato di una forma di censura, sostenendo che si stia ostacolando la diffusione di un’opera scomoda.

A Regeni nulla, ma al film sul giornalista fascista dati 1,49 milioni

Ma sicuramente oggi Giuli sarà in grado di spiegare in maniera chiara e fluida le motivazioni per le quali Giulio Regeni, tutto il male del mondo non è stato ritenuto degno di ricevere finanziamenti pubblici, mentre per esempio la pellicola “Albatros”, di Giulio Base, sul giornalista militante del Fronte della Gioventù, Amerigo Grilz, ha ottenuto ben 1,49 milioni di euro di aiuti, per poi raggranellare al botteghino appena di 36 mila euro di incassi.

Intanto il documentario , che ha ricevuto il riconoscimento del Nastro della legalità 2026, ha già trovato una distribuzione nelle sale e fuori dai circuiti istituzionali: 76 università italiane hanno aderito a un’iniziativa promossa dalla senatrice Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei.