Fine vita, il Carroccio calpesta pure la Consulta. I leghisti contro il testo della legge che recepisce solo le indicazioni della Corte dopo il caso Dj Fabo

Morisi giustizia Perantoni
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Non c’è solo il disegno di legge Zan a creare divisioni fra le diverse anime della maggioranza – sostanzialmente fra il fronte progressista e le destre – ma anche il testo base sul cosiddetto fine vita (leggi l’articolo). Se da una parte c’è soddisfazione da parte del Pd e del Movimento 5 stelle per l’approvazione avvenuta ieri nelle commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera, dall’altra il presidente di quest’ultima, il pentastellato Mario Perantoni (nella foto), denuncia il fatto che pretestuosamente Matteo Salvini minacci la stabilità del governo “Lucrando sulle sofferenze altrui, nel totale silenzio dei ministri leghisti”.

Anche perché, come sottolineato dal relatore della legge sull’eutanasia, il dem Alfredo Bazoli “Il testo base si limita a riprendere le condizioni e i limiti per l’accesso al suicidio assistito che la Corte costituzionale ha individuato nella sua sentenza del 2019, quando dichiarò incostituzionale l’art. 589 c.p., invitando il legislatore a intervenire con sollecitudine per approvare una disciplina compiuta”. Il riferimento è alla sentenza della Consulta sulla condanna di Marco Cappato di due anni fa in seguito al suicidio assistito di Dj Fabo (leggi l’articolo), e riguarda la definizione di “morte volontaria medicalmente assistita”, con la quale si intende il “decesso volontario, dignitoso, consapevole ed autonomo, con il supporto e la supervisione del Servizio Sanitario Nazionale”.

Rappresenta in un punto di partenza ampiamente provvisorio e non pregiudica in alcun modo ulteriori interventi di modifica, miglioramento e affinamento del testo in sede di valutazione degli emendamenti sia in commissione che in aula, come vorrebbero far credere i leghisti, che hanno parlato di “Prevaricazione Pd-M5s”, in riferimento al fatto che il testo è stato posto in votazione dai due presidenti pentastellati delle commissioni coinvolte (anche Marialucia Lorefice che presiede la Affari Sociali è un’esponente del MoVimento), ritenuti non imparziali nella loro volontà di far svolgere il voto a dispetto delle richieste di rinvio.

Tanto è bastato, però a riscaldare gli animi e se la posizione di FI è più morbida rispetto a quella degli esponenti del Carroccio, ad inserirsi a gamba tesa ci ha pensato la senatrice Udc Paola Binetti affermando “La nuova legge sull’eutanasia in discussione alla Camera, e presto in arrivo anche in Senato, vuole definitivamente completare quanto già avviato con la legge sulle Dat (Dichiarazione Anticipata di Trattamento, cioè, un documento firmato anticipatamente che dà la possibilità ad un cittadino italiano di accettare o rifiutare trattamenti sanitari nell’eventualità in cui dovesse trovarsi ad affrontare una malattia, ndr)”.

Binetti mette anche in relazione il testo sul fine vita con lo Zan: “Diventano quindi nuovi diritti individuali – afferma – la possibilità di stabilire il proprio sesso, e registralo all’anagrafe senza alcuna altra documentazione che la propria auto-definizione, e il diritto a togliersi la vita quando e come si vuole, senza conseguenze per chi faciliterà questo vero e proprio suicidio assistito”. Da destra critiche anche da Coraggio Italia, con la deputata Martina Parisse, che se la prende con Perantoni accusandolo di aver posto in votazione il testo base “precludendo gli interventi dei rappresentanti dei diversi Gruppi parlamentari che alzavano la mano”.

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