Fini è sempre più nei guai. Sequestrate polizze vita per un milione di euro all’ex presidente della Camera LEGGI L’ORDINANZA

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

I problemi per Gianfranco Fini continuano. Anzi diventano più grandi. Ieri il Gico della Guardia di Finanza, dietro la richiesta della Direzione distrettuale antimafia ha sequestrato un milione di euro in polizze vita all’ex presidente della Camera. La misura è stata disposta nell’ambito dell’inchiesta che vede l’ex leader di Alleanza nazionale e la famiglia Tulliani indagati per riciclaggio. Sotto la lente di ingrandimento della Procura di Roma ci sono alcune operazioni condotte con Francesco Corallo, imprenditore denominato “il re delle slot” arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di aver sottratto soldi al fisco.

Le accuse – Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame romano aveva confermato il sequestro di una serie di beni appartenenti a Elisabetta Tulliani (moglie di Fini), a suo fratello Giancarlo e suo padre Sergio. I magistrati, hanno sostenuto che l’ex presidente dell’Aula di Montecitorio era a “conoscenza” degli affari di Corallo. Il giudice per le indagini preliminari. Simonetta D’Alessandro ha ripercorso in cento pagine di documentazione l’intera vicenda, compreso il coinvolgimento dell’ex numero uno di An. Il gip, nel dettaglio, ha scritto: “Fini, negando tutte le contestazioni mosse, ritiene che il suo coinvolgimento sia frutto della dichiarazioni false di Amedeo Laboccetta (ex parlamentare del Pdl, ndr) e delle millanterie di Giancarlo Tulliani nei confronti suoi e della sorella Elisabetta per accreditarsi con Francesco Corallo. Ebbene si tratta di una negatoria del tutto inverosimile”.

LEGGI ORDINANZA DI SEQUESTRO PREVENTIVO – FINI –

A Montecarlo – La storia riguarda anche la casa famosa di Montecarlo, che apparteneva al patrimonio  di An prima di finire sotto la proprietà di Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini. L’operazione di comprvendita dell’immobile monegasco, ceduto alle società offshore Printemps e Timara e riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani, è stata portata a termine “alle condizioni concordate con Francesco Corallo e i Tulliani” e decisa anche da Fini “nella piena consapevolezza di tali condizioni”. Nella tesi illustrata dagli inquirenti, quindi,  il sequestro delle due polizze si è reso necessario a causa della “centralità progettuale e decisionale” dall’ex leader politico.

La replica – Gli avvocati di Fini, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno precisato che il provvedimento di sequestro, chiesto ed ottenuto dal pm Barbara Sargenti, non è diretto in prima persona nei confronti del loro assistito. Ma “Sono state sequestrate le polizze intestate alle figlie sulla base dell’incapienza del patrimonio che doveva essere oggetto di sequestro nei confronti di Giancarlo Tulliani”. I legali hanno comunque annunciato che la misura sarà impugnata al Tribunale del Riesame “per riaffermare l’assoluta estraneità dell’onorevole ai fatti contestati”. Sin dall’inizio dell’inchiesta, l’ex numero uno di An  è sempre detto estraneo ai fatti e pienamente innocente. La sua versione, infatti, è all’opposto rispetto a quanto ipotizzato dai giudici: lui ha sostenuto di non conoscere il rapporto tra i Tulliani e l’imprenditre Corallo. Per ribadire la sua tesi ha anche affermato: “Magari sono un coglione, ma non un disonesto”.