Quella finta normalità dell’uomo che abusa della donna. A Benevento una decisione medievale. La strada dei diritti è ancora lunga

violenza donne Benevento
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Nel nostro Paese il rispetto dei diritti pare non riuscire davvero a trovare casa e con – un andamento a passo di gambero – le faticose conquiste fatte vengono cancellate come nulla fosse da chi invece è chiamato a difenderle. Ho avuto la possibilità di interagire per ragioni televisive con Audrey, la donna alla quale un’altra donna ha destinato nel suo ruolo di pubblico ministero, parole violente che hanno fatto da amplificatore alla violenza che le è stata inflitta da suo marito.

Mi riferisco alla “sentenza di Benevento” in cui, acclarati i fatti: sesso non consenziente (stupro) e coltello alla gola con la minaccia di far diventare la madre dei suoi figli l’ennesimo caso di femminicidio, la pm ha pensato bene di archiviare il caso in quanto la dinamica di coppia è perfettamente riconducibile alla normalità. Una normalità in cui evidentemente l’uomo può disporre del corpo della donna come e quando ritiene, minacciarla, umiliarla, ricattarla. Insomma, trattarla come una cosa e non come una persona.

TROPPI CASI SIMILI. A questa follia in salsa nostrana ecco subito aggiungersene un’altra: la petizione – che un tempo fu proposta salviniana – di istituire dei vagoni per sole donne sui treni Trenord che percorrono la tratta Varese-Saronno. Dopo le violenze che si sono consumate in assenza di controlli, si pensa bene di proteggere le donne semplicemente ghettizzandole!
In nuce si intravvede il ritorno alle classi non promiscue, onde evitare di cadere in tentazione. Beh, come la preside – ed ecco sommarsi l’ennesimo caso la cui matrice è la discriminazione da cui sgorga la violenza – che in un noto liceo della Capitale, pensa di vietare la gonna alle alunne in modo tale che ai professori “non cada l’occhio”.

LEZIONE AMARA. Quelle ragazze, quelle donne che se dovessero scoprirsi omosessuali – in questo caso al pari dei maschi – in un Comune come quello di… si sentirebbero etichettare come “contro natura” stando all’unico vero e puro modello di famiglia biologico e tradizionale: quello fatto da un maschio e da una femmina, immortalato in uno scatto – reso poi gigantografia da vela pubblicitaria – in cui cigno e cigna nuotano felici con i loro legittimi cuccioli.