Fisco, nessuno sconto per Berlusconi. Renzi assicura: sconterà tutta la pena. E la riforma slitta a febbraio

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Sarà un 2015 senza sconti per nessuno. Tantomeno per Silvio Berlusconi. Matteo Renzi è pronto a giurarlo. e l’aiutino al Cavaliere contenuto nel disegno di riforma fiscale è già acqua passata. Ecco perché il premier guarda avanti e da quanto trapela da fonti di Palazzo Chigi, quel 3% che avrebbe aiutato Berlusconi potrebbe essere decisamente ridotto. Una forchetta tra l’1,5 e l’1,8%. “Piazzerei l’asticella all’1,80, al mass imo all’1,85%… non oltre”.
Intanto, però, c’è da sottolineare l’ennesimo rinvio dopo il Consiglio dei ministri fatto in fretta e furia la vigilia di Natale. “Per evitare polemiche – sia per il Quirinale, che per le riforme”, sottolinea Renzi, “ho pensato più opportuno togliere di mezzo ogni discussione e inserire anche questo decreto nel pacchetto riforme fiscali del 20 febbraio”. Insomma tutto rinviato a quando probabilmente ci sarà già un nuovo presidente della Repubblica. Fatti che incideranno certamente sulle scelte di Forza Italia per il Colle.

LA RIUNIONE E IL PATTO
La presa di posizione di Renzi fa passare in secondo piano anche lo scaricabarile che si era innescato per venire a capo del responsabile che avesse studiato la norma. Il sito di gossip Dagospia, infatti, aveva accusato il dicastero di via XX settembre di aver tenuto una riunione alla quale avrebbe partecipato anche l’avvocato di Berlusconi, il professor Franco Coppi. Notizia prontamente smentita sia dal Ministero, sia dall’avvocato. Lo “scambio” di favori tra i contraenti forti del patto del Nazareno, ha scritto Dagospia, consisterebbe in un “salvacondotto renziano in cambio dei voti azzurri per l’elezione del capo dello Stato” che “avrebbe potuto aprire le porte del Quirinale proprio al ministro oggi sconfessato dal premier, Pier Carlo Padoan”. Un Patto che ormai sembra saltato quasi del tutto dopo l’ultima scialuppa negata a Berlusconi dall’annuncio di ieri sera. Allora anche Forza Italia prova a far quadrato. “La ratio della legge che oggi Renzi si vergogna di aver fatto approvare dal CdM è giusta e sacrosanta” avverte “il Mattinale”, la nota politica di Fi che, tuttavia, ha precisato: per Berlusconi “la via maestra è Strasburgo, il riconoscimento dell’ingiustizia subita, non la sua depenalizzazione”. Augusto Minzolini va oltre: “Se il decreto fiscale ha la logica di rendere più amico il fisco, perché aspettare come dice Renzi l’elezione del capo dello Stato? Puzza di ricatto verso il Cav” ha polemizzato su Twitter. Da Fi è un coro in difesa della norma e di Berlusconi: la sua cancellazione, hanno detto, si configurerebbe come una norma “contra personam”, una “retromarcia ad personam”.

L’ATTACCO
I pentastellati, invece, attaccano con le parole al veleno di Roberto Fico, membro del direttorio M5S: “Come ci provano Renzi, Verdini e Berlusconi a fare i furbi. Come gli piace inserire norme ad personam la notte della vigilia di Natale. Credono di avere l’Italia in mano e si divertono”.