Fiumi di inchiostro e matite copiative. Le elezioni comunali costeranno care. Così il Viminale spenderà 300mila euro, tra 130mila lapis e 75mila boccette

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Ci si avvicina alla fatidica data elettorale. L’undici giugno, infatti, oltre mille Comuni (1.021 per l’esattezza) saranno chiamati alle urne per rinnovare le loro amministrazioni locali. Tra questi, come si sa, le votazioni saranno aperte anche in centri nodali per la politica nazionale come L’Aquila, Palermo, Catanzaro e Genova. E, come sempre accade con l’avvicinarsi delle elezioni, a crescere – gioco forza – saranno anche le spese, tra sistemi di conteggio voti, le fatidiche matite copiative e l’inchiostro per i timbri. Per carità: parliamo di spese necessarie per lo svolgimento delle pratiche democratiche, ma questo non toglie siano, spesso, curiose. In questi giorni non a caso il Viminale, guidato dal ministro Marco Minniti, ha indetto bandi ad hoc per rifornire i centri interessati di tutto il materiale occorrente per le votazioni. A cominciare, come detto, dalle matite copiative. A leggere i documenti ufficiali del ministero dell’Interno, ne occorreranno ben 130mila (con tanto di dicitura personalizzata per l’appuntamento amministrativo che, si vede, tanto si aspetta con ansia), per un costo stimato di un euro a matita. Ergo: spenderemo ben 130mila euro.

TIMBRI A GO GO
Finita qui? Certo che no. Fondamentale, infatti, sono anche – pare – le boccette di inchiostro “nero oleoso”, specifico “per timbri di metallo”. Ne servirà davvero tanto, considerando che spenderemo, a riguardo, qualcosa come 58mila euro per rifornire le varie Prefetture interessate di ben 75mila boccette. Come se non bastasse, poi, la Direzione centrale dei Servizi Elettorali ha affidato, a fine marzo, il “Servizio  di assistenza sistemistica e sviluppo di software di gestione delle infrastrutture” alla società specializzata Cloudwise, per una spesa di circa 114mila euro, di modo da avere un conteggio voti immediato e certo.

TUTTI A SCUOLA
Ma nell’ultimo periodo, in realtà, il Viminale si è dato a importanti spese, soprattutto per quanto riguarda la Scuola del ministero dell’Intern0 di Via Veientana a Roma. Per dire: la sede verrà dotata di tende nuove di zecca che costeranno più di 4mila euro. Senza dimenticare gli importantissimi portasaponi e phon da parete, per una spesa complessiva di altri mille euro circa. Briciole, certo, ma che rendono idea dei tanti suppellettili e abbellimenti di cui spesso le sedi istituzionali si dotano. Ma, d’altronde, non c’è da sorprendersi se si considera che i servizi alberghieri e residenziali della stessa struttura di Via Veientana nel 2016 sono costati 1,6 milioni di euro.  Questo, infatti, emerge dal bando di garta indetto dal ministero. L’appalto in questione, peraltro, diviso in quattro lotti (tra servizio bar per 307mila euro, portineria per 260mila euro, lavatura e stiratura biancheria per 175mila euro e pulizia degli ambienti per ulteriori 860mila euro) è stato congelato al momento dal Tar del Lazio, dopo il ricorso di una società (La Cascina) che si è vista riconoscere, si legge nella stessa sentenza, “l’illegittimità del provvedimento del RUP”. Come al solito, insomma, gli ingranaggi della burocrazia paralizzano anche acquisti e forniture. Ma questi sono particolari. Perché intanto si va al voto. Con fiumi di inchiostro e boccette per tutti. E le fatidiche matite copiative.