Flixbus a rischio. E il Governo prende altro tempo. Anche nella maggioranza è partito il pressing per salvare le linee low cost

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Flixbus continua a rischiare di finire fuori legge. Dall’1 giugno, senza interventi normativi, la compagnia di autobus low-cost, non potrà più viaggiare sulle strade italiane. Il Governo si è impegnato a correggere il tiro. Ma al momento non è stato ufficializzato nulla. Anzi. Eppure nei prossimi giorni dovrebbe vedere la luce il ddl Concorrenza, fermo da tempo al Senato. Per accelerare l’Esecutivo ha pensato al maxiemendamento. “Lo strumento perfetto per garantire a Flixbus di continuare a viaggiare. Basta una riga per rimettere le cose a posto”, spiega il deputato del Pd, Sergio Boccadutri. Per questo le società locali partner, riunite sotto Flixbus, hanno lanciato un appello per evitare che la situazione possa precipitare. “Sono trascorsi esattamente 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto Milleproroghe. In fase di conversione è stato approvato l’emendamento cosiddetto anti-FlixBus”, hanno denunciato, trovando una sponda in alcuni deputati come Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori) e Daniele Capezzone (Conservatori e Riformisti) Il cavillo del Milleproroghe prevede che al “mercato dei servizi di linea interregionale potranno accedere solo raggruppamenti d’impresa, la cui capogruppo svolga come attività principale il servizio di trasporto su strada”. Un requisito a cui Flixbus non risponde. Così c’è pure il pericolo di un disastro per i lavoratori: Flixbus vale un totale di circa mille posti di lavoro e un indotto di quasi 15 milioni di euro tra officine di manutenzione, imprese che puliscono gli autobus e rimesse.