La folle sfida al Covid. Migliaia in strada e il governo sta a guardare. Intanto la variante Delta corre. Il Cts invita ad evitare gli stessi errori dell’estate scorsa

variante delta festeggiamenti Italia
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Freschi freschi di vittoria agli Europei di calcio, gli italiani nei festeggiamenti non si trattengono. Nonostante il virus – e relative varianti – che da un anno e mezzo costringe a restrizioni il mondo intero. Hanno fatto il giro del web le immagini della gente ammassata nelle principali piazze italiane per festeggiare la vittoria degli Azzurri nella finalissima di Wembley (qui le immagini dei festeggiamenti a Roma). Sulla stessa linea anche l’accoglienza della squadra al rientro. In migliaia si sono radunati all’arrivo del pullman a Roma per omaggiare i giocatori, come se la pandemia fosse solo un lontano ricordo. E invece purtroppo non è così.

Nello specifico la variante delta allarma in particolar modo gli esperti ma non solo. Il governo, infatti, studia alcune misure per frenare il contagio. Tre, soprattutto: il rilascio del Green pass italiano solo dopo la seconda dose, come già accade con quello europeo; quarantena di 5 giorni per chi rientra da zone a rischio come Regno Unito e, dopo l’aumento dei contagi, anche Spagna e Portogallo; numero di tamponi molecolari minimo che le Regioni dovranno effettuare per legittimare la zona bianca. Proprio il numero dei test effettuati si abbassa quando più servirebbe un tracciamento serrato dei casi, in concomitanza con l’avanzare della campagna vaccinale.

La risalita del tasso di positività preoccupa, infatti, il governo che sta mettendo a punto un piano per intervenire. Lo ha detto anche il professore Franco Locatelli che “bisogna evitare gli stessi errori della scorsa estate”. Quest’anno, l’arma dei vaccini ha consentito allentamenti significativi delle restrizioni, ma la ricetta per un’estate aperta in sicurezza include anche il monitoraggio. Al vaglio anche la possibilità di aumentare i controlli sulle mascherine, non più obbligatorie all’aperto dal 28 giugno, se non in casi di assembramento. Fatto sta che lo stesso sottosegretario alla salute, Pierpaolo Sileri, è stato chiaro: nelle prossime settimane la variante delta sarà prevalente (leggi l’articolo).

Mentre sulle nuove disposizioni ha detto che “il Green Pass sarà sempre più utilizzato, anche per entrare nelle discoteche, così come può avvenire per lo stadio o per tutte quelle attività dove c’è il rischio di un assembramento, perché ci consentirà di riappropriarci della normalità”. Alternativo al Green pass, intanto, è la richiesta del tampone molecolare. Ma non rischia di diventare un escamotage per chi il vaccino non lo vuole fare? “È chiaro che ci sarà qualcuno che il vaccino non vorrà farlo e che quindi farà i tamponi – ha risposto Sileri – ma pensiamo ad una persona che pratica un’attività diverse volte a settimana per cui è necessario il tampone, o a chi fa un viaggio itinerante per l’Europa e ogni volta che entra in un diverso Stato deve farsi un tampone. Insomma – ha concluso – è più sicuro e semplice farsi il vaccino”.

Anche i parametri che fanno scattare il cambio di colore delle Regioni potrebbero essere rivisti: è presumibile che i contagi salgano ancora nelle prossime settimane, mettendo alla prova la soglia di 50 casi ogni 100mila abitanti per l’incidenza settimanale dei contagi che determina il passaggio dalla zona bianca a quella gialla. Il gruppo degli esperti guidato dal direttore della prevenzione Giovanni Rezza sta discutendo con le Regione la possibilità di introdurre una soglia minima di tamponi che le Regioni dovranno effettuare per mantenere la zona bianca. In particolare, si pensa di mantenere invariato l’indice di contagiosità (ovvero il calcolo dell’Rt) sul numero di sintomatici, modificando quello sui tamponi effettuati, introducendo l’obbligo di almeno 150 tamponi – meglio se molecolari – ogni 100mila abitanti.

Leggi anche: Caroselli e assembramenti ovunque. L’Italia festeggia gli azzurri e sfida il Covid. Sileri: “La variante Delta diventerà dominante prima del previsto”.