Fonderia dei misteri, l’operaio ucciso dal cianuro. Pochi giorni prima della sua morte era sparito nel nulla il titolare Bozzoli

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Giuseppe Ghirardini, l’operaio cinquantenne della Bozzoli di Marcheno trovato senza vita il mese scorso a Case di Viso, in Alta Val Camonica nel Bresciano, è morto per avvelenamento da cianuro. Nel corso degli accertamenti irripetibili iniziati dal Ris di Parma nello stomaco dell’uomo è stato ritrovato un manufatto, che inizialmente si pensava fosse una bacca e che conteneva un’anima di cianuro. Ghirardini era stato trovato cadavere nella località montana sopra Ponte di Legno il 18 ottobre, dopo che se ne erano perse le tracce il 14 ottobre. Il corpo non riportava segni di violenza. Sei giorni prima, mercoledì 8 ottobre, era scomparso nel nulla Mario Bozzoli, uno dei titolari della Bozzoli srl, la fonderia di Marcheno, nella media Val Trompia, in cui lavorava l’operaio ucciso dal veleno. Il mistero ogni giorno si fa più fitto. E l’ultima certezza si abbatte su un quadro a dir poco inquientante. Ieri è cominciato nella fonderia lo svuotamento dei forni nell’azienda. L’operazione è stata disposta dalla Procura su indicazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, l’esperta del caso Yara. Il sospetto è che il titolare della ditta sia finito, e non certo per un incidente, nei forni. Il giorno della scomparsa il 14 ottobre scorso, Ghirardini aveva cercato invano di contattare l’ex moglie in Brasile, sette o otto le telefonate cui la donna non ha potuto rispondere. è stato probabilmente uno degli ultimi a vedere Mario Bozzoli. Ed era lui, l’addetto ai forni, nei quali la sera della scomparsa del titolare si è verificata una fumata anomala.