Siamo incapaci a usare i fondi Ue. E ora gestirli ci costerà 621 milioni

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di Carmine Gazzanni

Il tutto potrebbe essere sintetizzato in questo modo: non essendo stati capaci di gestire i fondi europei o essendo troppo “ladri” visto il clamoroso numero di frodi e truffe a riguardo, meglio che le Regioni si affidino a società di consulenza, con la conseguenza – inevitabile – che sborseremo una marea di soldi pubblici. In una parola: al fine di evitare sprechi di denaro pubblico, ne “sprecheremo” altro. Ed ecco allora che la Consip, la partecipata del ministero dell’Economia, giocoforza ha indetto un bando “per l’erogazione di  supporto specialistico e assistenza tecnica alle Autorità di Gestione” delle amministrazioni titolari programmi di sviluppo “cofinanziati dai fondi dell’Unione Europea per l’attuazione dei Programmi Operativi 2014-2020”. Insomma, visto che i fondi del settennio 2007-2013 sono stati gestiti male, ora si è pensato di affiancare alle Regioni e ai ministeri beneficiari dei finanziamenti comunitari, le società di consulenza che certamente non si lasceranno scappare il gustoso boccone.

BOTTA E RISPOSTA – Perché, in effetti, non parliamo certamente di briciole: base d’asta ben 621 milioni di euro per una convenzione che avrà durata di soli 24 mesi. Ma, a questo punto, entriamo ancora di più nel dettaglio per capire di cosa stiamo parlando. L’appalto – che la Consip specifica essere un primum in assoluto – è suddiviso in ben dieci lotti, ognuno in relazione ai vari Programmi Operativi (Regionali e Nazionali). E così, ad esempio, in palio per il lotto 1 ci sono 28,7 milioni per curare la gestione del fondi comunitari diretti in Liguria, Lombardia, Piemonte, Umbria e Valle d’Aosta. Via via, poi, tutte le Regioni. Giù lungo lo stivale fino al lotto 6 (55 milioni), specifico per Campania e Puglia, e al lotto 7 (28,4 milioni), per gestire programmi e finanziamenti in Calabria e Sicilia. Gli ultimi tre lotti, infine, saranno destinati alla gestione tecnica e di consulenza dei Pon (Programmi Operativi Nazionali) e quindi, in questo caso, le società aggiudicatrici dell’appalto affiancheranno i vari ministri interessati, da Stefania Giannini a Federica Guidi, fino ad arrivare a Dario Franceschini e Angelino Alfano, per un importo complessivo, tra i tre lotti, di oltre 90 milioni di euro. Una barca di soldi, insomma, che certamente farà gola alle grandi società che già collaborano con le istituzioni pubbliche o con le partecipate, da Kpmg fino a Ernst&Young. Come detto, però, è stato un passo per certi versi inevitabile. Di certo, infatti, non ci siamo contraddistinti in positivo nella gestione dei fondi Ue per il settennio 2007-2013. Tutt’altro: nonostante la proroga arrivata fino al 31 dicembre 2015, restituiremo a Bruxelles la bellezza di 6,5 miliardi di euro. Semplicemente perché abbiamo “preferito” non utilizzarli. Alla faccia dei vari interventi possibili, dal turismo al dissesto idrogeologico fino a incentivi all’occupazione. Ma non va meglio sul fronte delle frodi: siamo il Paese che registra il più alto numero di irregolarità sui fondi europei, solo dopo Romania, Repubblica Ceca e Polonia.

@CarmineGazzanni

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