Ormai Attilio è una zavorra. Persino la Lega non ne può più. Uno scandalo tira l’altro: con questa Giunta la Lombardia non ha futuro

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In principio il capo espiatorio fu Giulio Gallera, l’assessore gaffeur sostituito al Welfare in corsa e in affanno da Letizia Moratti. Chiamata a “salvare” una Giunta, quella lombarda guidata dal leghista Attilio Fontana, oggettivamente se non insalvabile, sicuramente in enorme difficoltà.

Ormai Fontana è una zavorra. Persino la Lega non ne può più

L’intento liquidatorio nei confronti del forzista Gallera è stato chiaro ma ancor più chiaro è il fatto che esista una corresponsabilità di tutta la maggioranza di governo regionale. In altre parole l’ex assessore non può essere certo considerato unico e solo responsabile di come la sanità lombarda non abbia saputo reagire alla pandemia. E a nulla è valso il neppure il tentativo di trovare dopo, al perdurare delle  criticità, un secondo capro espiatorio. I vertici di Aria, l’azienda regionale che gestisce le prenotazioni sui vaccini, una società con 600 dipendenti nata nel 2019 per volontà proprio della giunta Fontana con l’obiettivo di aggregare le tre vecchie società regionali che funzionavano come digital company, sviluppatrice dei progetti infrastrutturali e centrali acquisti.

Il Cda di Aria è stato messo in mora dal presidente Fontana (su ordine del segretario federale Matteo Salvini) dopo i pesanti disservizi e gli errori nel meccanismo di prenotazione dei vaccini lamentati dai cittadini, denunciati dal Codacons alle  procure di Milano, Cremona, Como, Monza e Varese. Ma evidenziate anche dal consulente della Regione per la campagna vaccinale, Guido Bertolaso e dalla stessa Moratti. Che non è solo subentrata a Gallera ma che ha anche assunto il pesante ruolo di vicepresidente di Regione Lombardia. Inutile negarlo: sebbene il leader della Lega non lo potrà mai ammettere pubblicamente, quello dell’ex sindaca di Milano è una sorta di commissariamento nei confronti di un governatore ormai percepito unfit to lead persino dai leghisti stessi. E per di più oberato da pesanti inchieste che vanno oltre il suo ruolo istituzionale riguardando ambiti familiari.

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Uno scandalo tira l’altro: con questa Giunta la Lombardia non ha futuro

Una cosa è certa, la confusione regna sovrana in casa Lega e Salvini non sa più che pesci prendere. Non riesce a sfondare al Sud (sebbene ci provi continuamente come dimostrano le ultime sparate tipo quella del ponte sullo stretto), è tallonato dalla inesauribile ascesa di Fratelli d’Italia che gli ultimi sondaggi attestano non solo come punto di riferimento del centrodestra nel Mezzogiorno ma in tutta la Penisola – il partito su scala nazionale veleggia secondo gli ultimi sondaggi al 17%. Mentre il Carroccio ha perso il 12% in meno di due anni ed è dato al momento al 22% – e la disastrosa gestione della pandemia ha messo in crisi il tanto sbandierato “modello Lombardia”.

Non solo, come ha osservato in un’intervista a La Notizia Davide Boni, ex dirigente leghista della prima ora in era bossiana, con alle spalle diversi incarichi di peso sia nel partito sia in Regione Lombardia, gli errori politici imputabili alla Giunta Fontana hanno messo in seria difficoltà il progetto autonomista – storica battaglia leghista molto sentita dall’elettorato del nord – che rischia di subire una battuta d’arresto proprio per aver dato prova di non essere stati in grado di realizzarla in maniera compiuta ed efficiente. Del resto che qualche dubbio sulla “leale collaborazione tra Stato e Regioni” l’aveva sollevato Mario Draghi nel suo discorso al Parlamento.

Regione Lombardia e Attilio Fontana

“Persistono purtroppo importanti differenze, che sono molto difficili da accettare”, aveva detto il presidente del Consiglio ma il discorso sull’Autonomia è ancora più ampio. Dopo il successo del referendum consultivo del 22 ottobre 2017 Regione Lombardia ha avviato un percorso di negoziazione con il governo per il riconoscimento di maggiore autonomia relativo a tutte le 23 materie previste dal dettato costituzionale. Il punto è che le regioni già programmano e gestiscono in piena autonomia la sanità nell’ambito territoriale di loro competenza. Avvalendosi delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, lo Stato centrale ha solo il compito di determinare i livelli di assistenza che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e di vigilare sulla loro effettiva erogazione.

In Lombardia, da sempre gestita da giunte di centrodestra, le premesse per le difficoltà c’erano già tutte nel disinvestimento sul territorio. Abbandonato a sé stesso ben prima del Covid senza una reale ristrutturazione della rete ospedaliera, insostenibile per molti motivi. Ma è altrettanto indubbio che l’attuale governance non si è dimostrata all’altezza di sanare le falle né di far fronte a nuove emergenze.