Funivia Mottarone: perché il forchettone dei freni d’emergenza ha causato la tragedia

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Il forchettone di uno dei due freni d’emergenza della funivia Stresa-Mottarone non è stato lasciato lì per un errore umano. Ma per un preciso calcolo. Ovvero, il sistema frenante d’emergenza che avrebbe potuto salvare la vita ai 15 passeggeri della cabinovia del Mottarone è stato manomesso per evitare di ripararlo. Causando così il blocco del servizio.

Funivia Mottarone: perché il forchettone dei freni d’emergenza ha causato la tragedia

Tra i tre indagati dalla procura di Verbania c’è Luigi Nerini, proprietario della Ferrovie del Mottarone, l’azienda che gestisce la funivia. L’analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che “la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso”. Per gli inquirenti, il ‘forchettone’, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso. Un “gesto materialmente consapevole”, per “evitare disservizi e blocchi della funivia”, che da quando aveva ripreso servizio, presentava “anomalie”.

Entrata in funzione da circa un mese, dopo lo stop a causa della pandemia, la funivia del Mottarone “era da più giorni che viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi”, precisa il procuratore Olimpia Bossi. Interventi tecnici, per rimediare ai disservizi, erano stati “richiesti ed effettuati”, uno il 3 maggio, ma “non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare”. Così, “nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale”, sottolinea il magistrato, che parla di “uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti svolti”.

Cos’è successo al freno d’emergenza della funivia Stresa-Mottarone

Le indagini non sono finite. E non solo perché, con l’intervento dei tecnici, sarà necessario confermare quanto emerso dai primi accertamenti. La procura di Verbania intende infatti “valutare eventuali posizioni di altre persone”. “Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte – conclude il procuratore lasciando la caserma -. Nelle prossime ore cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito”, conclude parlando di “un quadro fortemente indiziario” nei confronti dei fermati.

“La rottura del cavo è stata l’innesco della tragedia. Ora si tratta di approfondire quanto accennato sui freni. Abbiamo bisogno dell’intervento dei tecnici”, dice Bossi. “Domenica l’altra cabina non aveva il ‘forchettone’, ma verificheremo se l’apposizione era stata fatta anche su quella”, aggiunge a proposito del sistema utilizzato per evitare che la funivia si fermasse di continuo e che, secondo gli accertamenti della procura, ha causato la mancata attivazione dei freni. “Bisogna anche capire – conclude – se la presenza di un solo ‘forchettone’ o due avrebbe avuto effetto analogo”.

La rottura del cavo traente

Il Corriere della Sera oggi aggiunge che rimane da capire la causa della rottura del cavo traente. Non un fil di ferro. Tre centimetri e mezzo di diametro che dovrebbe resistere a tensioni altissime. La spaccatura è evento rarissimo. Come può essere accaduto? Qui la risposta è materia di periti che indagheranno anche su controlli e  manutenzioni, quasi tutti affidati al gruppo Leitner di Vipiteno. Il quale assicura «regolarità e puntualità degli interventi».

Si sa infine che il giorno prima del disastro di sarebbe verificato un guasto. Hanno sostituito un «rullo di linea», una di quelle ruote di gomma sulle quali poggia la fune che traina la cabina. Il vecchio rullo aveva forse fatto dei danni? A sentire gli esperti sembra più probabile una rottura della parte terminale del cavo, quella che aggancia il carrello, la più fragile. Solo ipotesi,  naturalmente. L’unica certezza è che sarà guerra di perizie.

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