Privilegi senza vergogna. Il condannato Formigoni torna a prendere il vitalizio. E pure Del Turco ora spera

ROBERTO FORMIGONI
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Prima gli hanno ridato un pezzo di vitalizio perché indigente, ora a Roberto Formigoni è stata restituita l’intera pensione da 3.385,14 euro al mese. Lo ha deciso la Commissione contenziosa del Senato che ha accolto il ricorso dell’ex governatore della Lombardia ed ex senatore, condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione, in quanto verserebbe in stato di miseria.

Privilegi senza vergogna. Il condannato Formigoni torna a prendere il vitalizio. E pure Del Turco ora spera

“Ho visto la decisione. Ho fatto bene a fare ricorso perché ho ottenuto una misura di giustizia non solo per me ma per tanti altri cittadini”, ha rivelato il Celeste. La battaglia legale dell’ex presidente della Lombardia, come si legge nel suo ricorso, verteva sul fatto che l’ex senatore “è stato privato anche di un reddito minimo che assicuri la sua stessa sopravvivenza”. E ciò nonostante Formigoni abbia dedicato “l’intera propria esistenza alle Istituzioni. Con 18 anni di impegno presso la Regione Lombardia e 16 anni presso il Parlamento europeo, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica”.

Un modello di virtù che, però, è finito al centro di un’inchiesta culminata con la condanna definitiva di Formigoni. Per una corruzione fatta di cene, viaggi, gite in barca e un acquisto agevolato di una villa in Sardegna. Tutto con i soldi fuoriusciti dall’Istituto Maugeri di Pavia e del San Raffaele di Milano. “Attendiamo di leggere le motivazioni”, “ma vedere riconosciuto il privilegio del vitalizio a un condannato come Formigoni rimane una vergogna”. In quanto “la delibera Grasso, stabilisce che il vitalizio debba essere negato a chi viene condannato in via definitiva per reati gravi. È sconfortante assistere a questa restaurazione, proprio mentre tutto il Paese affronta una durissima crisi sanitaria, economica e sociale”. Lo dicono le senatrici e i senatori di M5S nel Consiglio di Presidenza del Senato.

La pratica Del Turco

Per un curioso caso del destino, domani il Consiglio di presidenza del Senato deve discutere la pratica di Ottaviano Del Turco. Che a questo punto torna a sperare nella restituzione del vitalizio. A ben vedere, infatti, la sentenza del Celeste potrebbe tramutarsi in un precedente. Perché di fatto deroga la delibera voluta da Pietro Grasso che revoca il vitalizio ai condannati. Ma se per Formigoni il nodo è la sua condizione di indigenza, nel caso di Del Turco, il quale è stato condannato in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per induzione indebita nella Sanitopoli abruzzese e che per questo ha perso il suo assegno da 5.507 euro al mese. La richiesta è stata avanzata dal figlio Guido Del Turco per motivi di salute.

L’ex governatore dell’Abruzzo, infatti, ha il Parkinson e l’Alzheimer. Patologie per le quali, come ha rivelato il figlio, il senatore ha bisogno di assistenza h24 e questa costa “almeno 3.500 euro al mese”. Un importo che va oltre i 1.700 euro che gli vengono riconosciuti come contributo pensionistico dalla Cgil di cui Del Turco è stato il numero due ai tempi di Luciano Lama. Eppure a pensarla diversamente è stato, a novembre scorso, il Consiglio di presidenza del Senato. Che gli aveva fatto i conti in tasca scoprendo che l’uomo ha un Isee di oltre 137 mila euro, un reddito di 92 mila, un conto in banca di circa 65mila e un patrimonio immobiliare da oltre 254mila euro.

Tutti motivi per i quali il taglio è stato considerato legittimo. Ma a dicembre sul ricorso è intervenuta la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Che ha riconvocato il Consiglio il quale ha sospeso il taglio in attesa della nomina di Guido ad amministratore di sostegno del padre e dopo ha rimandato la pratica in attesa della definizione della vicenda Formigoni.

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