Forza Italia tra Toti e Tajani. L’ultimo bivio dei berluscones. Il governatore mira al partito unico con la Lega. Secco no del presidente del Parlamento Ue

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Il tempo passa, i sondaggi continuano a premiare la linea della Lega al Governo e dalle parti di Forza Italia prosegue il travaglio interno. Soprattutto dopo le parole del capogruppo del Ppe all’Europarlamento, Manfred Weber, che in un’intervista al Corriere della Sera si è detto in sintonia con l’operato del ministro dell’Interno Matteo Salvini, quando il titolare del Viminale parla di negoziati diretti con la Libia e di un approccio europeo alla migrazione. E poco importa se nella stessa intervista Weber utilizzi proprio l’idea lanciata dal vicepremier e leader leghista, di una soluzione condivisa sui flussi di popoli, per attaccare un altro sovranista, il presidente della Repubblica Ceca. Il tema, dalle parti dell’eterogenea e variegata galassia azzurra, è sul tavolo.

Il paradigma – “E’ il paradigma della doppia T”, ragionano dall’universo di Forza Italia. Da una parte quelli che stanno con il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, “che hanno paura di sparire e sperano quindi di riuscire a fare un partito comune con Salvini, prima che sia troppo tardi”. Dall’altra quelli che stanno con il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, “europeista convinto e contrario a derive populiste”.  Due visioni diverse quindi, quelle dietro al paradigma della doppia T, come le iniziali dei due portabandiera in campo, che lavorano neanche troppo sottotraccia, in vista del prossimo importante appuntamento politico, ovvero quello delle elezioni Europee. Con l’operazione portata avanti dagli esponenti azzurri vicini alle posizioni del presidente della Regione Liguria, che  attualmente però sembra essere la più difficile da portare in porto. Del resto, l’obiettivo più volte annunciato dal leader del Carroccio, è quello di lanciare un nuovo gruppo parlamentare a Strasburgo, che sappia accogliere al suo interno le varie anime sovraniste del Vecchio continente. Ad essere conscio dei risicati margini di manovra è lo stesso Toti. “Alle prossime elezioni europee Salvini farà quello che ritiene più opportuno – ricordava un paio di giorni fa – non siamo mai stati nello stesso gruppo in Europa e non credo che ci siano le condizioni, probabilmente, neanche per starci adesso”.  Eppure, al di là delle dichiarazioni di facciata, l’impressione è che si cercherà fino alla fine di provare a portare a casa l’operazione. “La famiglia dei Popolari europei ha dimostrato già in passato di essere molto aperta e elastica – è il pensiero di più di un esponente di Forza Italia – quando si tratta di far entrare nei suoi ranghi nuovi parlamentari”. Del resto, il presidente ungherese Viktor Orbán, il premier austriaco Sebastian Kurz, “con Salvini fanno il gruppo dei volenterosi a Bruxelles ma a Strasburgo siedono tra i banchi del Ppe”. Insomma se la Lega delle leghe dovesse fallire e se il leader del Carroccio “dovesse accorgersi che da una posizione di governo è sempre utile non rimanere isolati in Europa”, allora ecco che quella che ad oggi è solo una suggestione di un’area interna a Forza Italia potrebbe trasformarsi in un concreto piano d’azione.