Fra pinzimonio e… Pingitore. Cibo, vino, temi sociali e storia del cabaret: gourmet e spettacolo al Magna Grecia Awards

di Carmine Castoro
Cultura

Starlette di Tik Tok col loro vuoto cosmico e mozzarelle dop con la loro pasta ripiena e saporita, filiere zootecniche e battaglie contro l’anoressia, ricognizioni specialistiche nel mondo agricolo (un po’ da sbadiglio) ed ex miss Italia in gran spolvero, tele-ricordi delle torte in faccia di Di Pietro al salone Margherita e strategie di esportazione della frutta “vestita”. Una serata all’insegna di globalizzazione economica, spettacolo e contenuti in libertà, un po’ all’ingrosso, quella di giovedì a Gioia del Colle a pochi chilometri da Taranto nell’area dell’ex Distilleria Cassano, nel corso della 23esima edizione del Magna Grecia Awards, che anche quest’anno premia eccellenze nel campo della cultura e dell’entertainment, con una brezza di nostalgia verso la Iena Nadia Toffa cui è stata intitolata la kermesse 2020. Col presidente della Coldiretti Ettore Prandini e altri ospiti di settore si è entrati in tematiche relative alla commercializzazione e distribuzione delle pregiatezze della tradizione gastronomica locale, i latticini e il vino Primitivo in testa a tutte, con una particolare attenzione alla concorrenza internazionale e alle nuove frontiere dei mercati mediterranei e orientali, duramente colpiti dalla questione-Covid e dal lockdown. Con Elisa D’OspinaDaniela Ferolla da anni conduttrice di Linea Verde, e soprattutto con Pierfrancesco Pingitore, storico autore e regista del Bagaglino, le sue soubrette evergreen Milena Miconi e Angela Melillo e la costumista del programma Graziella Pera, si sono toccati temi disparati, dall’emancipazione femminile ai duri diktat estetici del fashion system rispetto alle aspiranti mannequin, dall’auspicio di una maggiore presenza femminile nei posti di comando alla satira nazionalpopolare e all’evoluzione del costume italiano, in una generale sarabanda molto melting e politically correct di questioni sociali e spunti di discussione da club dell’uncinetto, di facili bandiere svolazzanti al sol dell’avvenire e di spinose emergenze di tipo finanziario, sindacale e industriale in relazione alla valorizzazione del Sud, del suo territorio, delle sue infrastrutture. Una graticola di contenuti che ha letteralmente incenerito la possibilità di approfondire la complessità di almeno uno due di loro. Con la Nunzia De Girolamo, la cui carriera istituzionale è ormai solo una sbiadita pagina della storia del nostro Paese, sempre più prezzemolina e trottolina da un argomento all’altro come una De Filippi qualsiasi con tanto di sandalo a spillo sbrilluccicoso. E con le divette minorenni dei social che hanno esposto fra i gridolini delle fans in platea il loro balbettante vuoto barometrico che vale, però, milioni di follower. Paragonati a loro, al borsino della popolarità, le gag dei fu-sosia di Craxi e Andreotti e il clima da pecoreccio manicomio del palcoscenico anni ‘90 calcato da Martufello & c. ricostruiti dal racconto di Pingitore, si perdono sotto i raggi di una calda luna estiva con la stessa facilità di una moneta bucata da 5 centesimi