Uno Stato fondato sulle frane. A rischio nove Comuni su dieci. Sono 15 milioni gli italiani in potenziale pericolo

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di Antonio Acerbis

Solo nell’ultima settimana cinque persone sono purtroppo morte a causa di maltempo, alluvioni e frane. Come ogni anno, insomma, il nostro Paese rischia di contare non poche vittime dovute al persistente e costante rischio idrogeologico. Un rischio contro il quale, a causa di inconcepibili ritardi e direttive che vengono recepite con estrema lentezza, troppo poco si fa. È questo il quadro che emerge dalla relazione presentata proprio ieri dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) appunto sul dissesto idrogeologico in Italia. Tra frane e alluvioni, insomma, l’Italia cade a pezzi. Basti questo: secondo gli ultimi dati dell’Istituto il nostro Paese è uno di quelli maggiormente interessato da fenomeni franosi, con ben 529mila frane negli ultimi anni, che interessano un’area di 22.176 chilometri quadrati, pari al 7,3% di tutto il territorio nazionale. Ma è, questa, solo una piccola parte di tutta l’area interessata. La superficie complessiva, in Italia, delle aree a pericolosità da frana, infatti, è molto più elevata: 58.275 chilometri quadrati. Cioè il 19,3% del territorio nazionale. Andrà meglio se ci spostiamo al capitolo alluvioni? Assolutamente no. Secondo il rapporto, infatti, le aree a pericolosità idraulica sono pari a 60mila chilometri quadrati. La realtà, insomma, è tutt’altro che rosea. Basti questo: tra frane e alluvioni, i comuni “a rischio” sono 7.145, pari all’88,3% dei comuni italiani. E se facciamo un ragionamento per Regioni? Ben sette (Valle D’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata) hanno il 100% dei comuni interessati.

PERSONE E OPERE – Ma, ovviamente, dietro ai singoli numeri ci sono persone e vite. A rischio. Secondo il rapporto, infatti, i cittadini in pericolo frane sono 5,6 milioni, cui si aggiungono altri 9 milioni per quanto riguarda le alluvioni. Ma il rapporto si spinge oltre e fa il punto anche sui beni culturali che rischiano – è il caso di dirlo – il naufragio: tra frane e alluvioni sono a rischio oltre 74 mila siti archeologici, monumentali o archeologici. Dati, insomma, tutt’altro che rassicuranti e che dovrebbero incentivare a prendere seri provvedimenti nelle politiche da adottare.

COPERTA CORTA – Secondo i dati di Italia Sicura, d’altronde, i danni legati alle emergenze idrogeologiche soltanto degli ultimi 16 mesi ammontano a 7,9 miliardi di euro e, da maggio 2013, sono stati aperti 40 stati di emergenza, di cui 14 ancora in corso. Ma i fondi stanziati, rispetto ai danni, restano pochi. Qualche esempio: la Toscana – proprio la terra natìa del premier Matteo Renzi – è la Regione che ha ricevuto più fondi (76 milioni). Peccato che i danni accertati siano pari a 690 milioni. Peggio mi sento in Emilia Romagna: stanziati 72 milioni per danni da 1,3 miliardi. E in Abruzzo? Stesso discorso: 45,5 milioni di fondi pubblici difficilmente copriranno danni ammontanti a oltre 806 milioni di euro.

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