Fratelli d’Italia alle primarie. Ma è una sceneggiata

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Chi si candida a queste primarie? Nessuno, neppure un nome, neanche un aspirante sindaco. “Senza paura” e “senza candidato”, parafrasando lo slogan scritto sui manifesti elettorali di Fratelli d’Italia. Una messa in scena, costruita per compattare la base e per tentare di fare la voce grossa. A Roma come nel resto d’Italia.
Passata la buriana dello sbarramento, la leggera imbarcazione di Fdi tenta di barcamenarsi nel mare aperto dell’incertezza politica. Per continuare a galleggiare, però, deve alzare la posta. Come? Mantenendo alta l’attenzione su di sé, nella speranza che qualcuno se ne accorga. Chi? Il Pdl, naturalmente, l’unico interlocutore in grado di consentire al partito di La Russa, Meloni e Crosetto una navigazione riparata.
Attenzione che la nuova compagine proverà a risvegliare soprattutto nei suoi stessi militanti, tentati dalle sirene del partito di Berlusconi, porto sicuro per incarichi di prestigio. Posti freschi che verranno assegnati nei 722 comuni in cui si voterà il 26 e il 27 maggio.
E nell’unico capoluogo di regione, chiamato alle urne, Roma, la partita è apertissima e ghiotta è la posta in gioco. Con la vittoria di Ignazio Marino, poi, le chance del centrodestra nella prossima tornata amministrativa, sono in risalita.
Gli interessi verso la Capitale sono colossali. Lo sanno i Fratelli che non perdere terreno nei confronti del Popolo della Libertà, hanno indetto delle elezioni primarie fiume, in cui le urne saranno aperte, addirittura, fino a martedì 16 aprile. Sei giorni per sperare nel miracolo di un’affluenza decente.
All’insegna del più siamo e che Iddio ce la mandi buona, gli organizzatori di queste “primariette” chiederanno agli elettori, senza distinzione di credo politico e nazionalità (no extracomunitari) se ritengano più opportuno appoggiare Alemanno o un altro candidato. Un modo rischioso per alzare la posta in gioco, ma la torta è grande.
Numeri alla mano, se Fratelli d’Italia dovesse scegliere di appoggiare il sindaco uscente e quindi il Pdl, potrebbe augurarsi di eleggere al massimo un consigliere comunale e un assessore di seconda fascia (prima delle scissione dal Pdl, erano due gli assessori comunali e tre i consiglieri di riferimento, compreso un assessore regionale).
Se invece dai gazebo dovesse uscire un nome diverso, allora la partita si farebbe più complicata: in questo caso l’unico a entrare in Consiglio comunale sarebbe il candidato sindaco.
E se il popolo di Fdi dovesse decidere di buttare nella mischia Giorgia Meloni? Sarebbe un’ opzione stravagante, per certi aspetti fuori tempo massimo dal momento in cui è da sei mesi che Alemanno è in attesa di un contendente. Ecco perché le primariette dei Fratelli d’Italia rappresentano una sceneggiata, poiché l’unico nome che oggettivamente potrebbe venir fuori e proprio quello di Giorgia Meloni.
E allora perché non dirlo apertamente, “senza paura” e senza tanto baccano?
Una ragione, in realtà, ci sarebbe e non è detto che non possa svelarsi nei prossimi giorni, aspettando gli sviluppi dell’inchiesta sulla maxi tangente di 800 mila euro pagata per la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma.
Una fuoriuscita prematura del primo cittadino dalla competizione elettorale, causa di forza maggiore, potrebbe lasciare campo aperto a Fratelli d’Italia che avrebbero, bello e pronto, un nome spendibile, quello appunto di Giorgia Meloni.
Primarie dunque di sosta sulla riva del fiume, in attesa che passi il cadavere del nemico. O dell’amico?

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di Gaetano Pedullà

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