Frecce, un’ipocrisia tricolore. Volano ovunque ma non a Roma

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di Francesco Nardi

Ipocrisia tricolore. Ecco come, in brutale sintesi, si può definire la decisione di privare la festa della Repubblica del tradizionale sorvolo delle Frecce Tricolori. A determinare il forfait della amatissima pattuglia acrobatica dell’Areonautica sono le solite ragioni della spending review che però sempre più spesso finiscono accortacciate nell’ipocrisia di una classe dirigente incapace di distinguere tra i bisogni del Paese e i veri sprechi che meritano di essere censurati ed eliminati.

Una scelta senza senso
La scelta di non far levare in volo per il consueto passaggio radente sull’Altare della Patria può infatti facilmente iscriversi a quei casi in cui risparmiare qualche soldo sembra opportuno. Ma con un po’ di attenzione, guardando più da vicino, si capisce come invece la scelta sia stata dettata dall’esclusiva intenzione di riparare la parata del 2 giugno dai riflettori che vi si trovano ogni anno puntati.
Basta però visitare il sito internet ufficiale della pattuglia acrobatica e consultare il calendario delle prossime esibizioni per capire come la scelta di non farle volare a Roma sia stata solo per darla in pasto ai media. Si scopre infatti che le prodezze dei gioielli della nostra aviazione sono attese in Italia e all’estero secondo un fittissimo calendario di impegni.
Da oggi al 4 settembre, data in cui è previsto lo stesso sorvolo che era in programma il 2 giugno, per la giornata nazionale delle Forze armate, la pattuglia si “esibirà” in altre dodici occasioni sul suolo, o meglio nello spazio aereo, nazionale. Ma non basta, perché nel programma sono previste anche alcune date all’estero: il 15 giugno voleranno infatti nei Paesi Bassi, nel contesto dell Royal Netherlands Air Force Open Day. Ed altrattanto avverrà il 28 giugno quando le scie traccianti degli Aermacchi disegneranno i cieli Zeltweg in Austria. E poi ancora a luglio a Fairford, nel Regno Unito.
Per non dire di quando il tricolore “sfreccerà” onorando la bandiera il 3 agosto, con la sola eccezione che non si tratterà del vessillo italiano ma di quello ungherese, perché è proprio in Ungheria che la pattuglia che ha dovuto saltare la Festa della Repubblica italiania il 2 giugno si esibirà per il 75° anniversario delle Forze aeree ungheresi.
Sfogliato un programma del genere, è impossibile non chiedersi che senso abbia avuto fermare le Frecce appena l’altroieri quando bruceranno carburante in decine di air show e altre manifestazioni in Italia e all’estero. Domanda cui sostanzialmente abbiamo già risposto in premessa ma cui ci siamo preoccupati di verficare non possano esser fornite spiegazioni oblique o poco chiare. Il sospetto (benevolo) immediato che può sorgere è che l’attività delle Frecce, in contesti non istituzionali, possa essere diversamente finanziata, ad esempio dagli organizzatori o gli sponsor delle molteplici iniziative cui aderiscono. Sospetto che però immediatamente sfuma laddove dal V Reparto dello Stato Maggiore dell’Aeronatica viene chiarito a La Notizia che in alcun caso l’attività della pattuglia è finanziata da denari diversi da quelli dello Stato.
Notizia scontata e ora anche certificata cui dall’Aeronautica si vuole anche aggiungere il carico di ulteriori dettagli.

Paga sempre e solo lo Stato
Perché non solo la pattuglia è finanziata dallo Stato, ma anche sempre più esiguamente, giacché da alcuni anni i piloti delle Frecce tricolori hanno visto ridursi in misura significativa l’indennità di missione che percepiscono ogni qual volta portano il tricolore tracciante nei cieli del mondo. Sempre però a titolo gratuito, come sui manifesti delle varie iniziative l’Aeronautica esige che sia specificato.
D’altra parte, fanno notare dallo Stato Maggiore, il valore delle Frecce Tricolori non è solo simbolico. Certo la loro carica evocativa è innegabile, ma da non trascurare è quanto altro la pattuglia riesce a fare. Innanzitutto rappresentano un veicolo straordinario per le nostre aziende aeronautiche, sulle quali inevitabilmente ricade il prestigio per la qualità eccezionale degli apparecchi. E poi per la straordinaria occasione di formazione che essere selezionati per la pattuglia rappresenta per i nostri piloti nel momento del rientro nei ranghi militari. Insomma meno volano le Frecce più danni ci procuriamo: fermarle è un esempio di taglio, ma al buon senso.

@coconardi

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