Frode sui bonus delle rinnovabili. Gratteri fa pulizia in Calabria. Coinvolta l’ex presidente facente funzione della Regione. Nel mirino un presunto raggiro da 14 milioni di euro

NICOLA GRATTERI
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Per qualcuno le fonti rinnovabili sono il futuro mentre per altri sono già un lucroso business. A ricordarcelo è l’inchiesta della Procura di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, che ha scoperchiato un’inquietante frode nel settore dell’energia green costata il sequestro della società “Le Verdi Praterie Srl” per un valore di 14 milioni e 532 mila euro. Fatti per i quali la Direzione distrettuale antimafia ha emesso sei misure cautelari tra cui spicca quella inflitta all’ex presidente facente funzione della Regione Calabria, Antonella Stasi, a cui è stato disposto il divieto di dimora a Isola Capo Rizzuto e l’interdizione dal fare impresa per 12 mesi.

Oltre alla donna sono stati interdetti anche il legale rappresentante dell’azienda Anna Crugliano e i dipendenti della società Francesco Massimo Carvelli e Salvatore Succurro. Disposto, invece, l’obbligo di presentazione per Salvatore Muto e Raffaele Rizzo, ossia gli operai dell’azienda che effettuavano, secondo gli inquirenti, lo smaltimento illecito del digestato e dei liquami, abbandonandoli in maniera incontrollata in alcuni terreni successivamente individuati dalla Procura.

L’INCHIESTA. Secondo quanto accertato dai pubblici ministeri Paolo Sirleo e Domenico Guarascio, gli indagati avrebbero messo in piedi un’associazione per delinquere al cui vertice c’era proprio l’ex presidente della Calabria Stasi e che mirava ad arraffare indebitamente gli incentivi pubblici, erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse), per la produzione di energie da fonti rinnovabili. In particolare, sempre secondo quanto sostiene la Procura, la società “Le Verdi Praterie Srl” non avrebbe fornito dati veritieri nella fase di progettazione e costruzione a Isola Capo Rizzuto dell’impianto di biogas.

In questo modo avrebbe percepito, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2018, incentivi pubblici non dovuti per la spaventosa cifra di oltre 14 milioni di euro. Condotte palesemente contrarie alla legge di cui, secondo quanto si legge nell’atto firmato dal gip Pietro Caré, la Stasi “era pienamente consapevole degli svariati profili di illiceità nella gestione dell’impianto, partecipando ad alcuni di essi ed attivandosi per la loro copertura e per la loro regolarizzazione postuma”.

Non solo. Col passare del tempo, in particolare dopo il decesso del marito che faceva parte dell’organizzazione, la donna sarebbe diventata sempre più “il riferimento decisionale per tutti gli altri indagati, impartendo direttive operative con riguardo alla prosecuzione di alcune pratiche illecite”.

SISTEMA INGEGNOSO. Come messo nero su bianco dai pubblici ministeri nell’ordinanza, “la società Verdi Praterie ha trattato abusivamente, ingenti quantitativi di stallatico (sia deiezioni di allevamenti bufalini falsamente attribuite alla società medesima, che pollina proveniente da allevamenti di pollame)”. Dall’indagine “è emersa l’abusiva introduzione nel bio-digestore di almeno 55.524,39 quintali di pollina dall’anno 2012 al 21 novembre 2015”.

Inoltre “presso l’impianto della società è stato installato abusivamente un meccanismo di separazione mercelogica tale da privare la sansa (un sottoprodotto dell’estrazione dell’olio) immessa nell’impianto del suddetto nocciolino (combustibile ecologico)” e ciò veniva fatto, secondo la tesi degli investigatori, per ottenere “un’abusiva estrazione” del nocciolino che poi veniva commercializzato dagli indagati a privati, negozianti e imprenditori, ricavando guadagni record.