Funivia Mottarone, il video che prova l’uso del forchettone dal 2014. La rottura della fune traente e la perizia tecnica che potrebbe cambiare tutto

Funivia Mottarone
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Un video dimostra che il forchettone sulla funivia Mottarone si utilizzava per bloccare i freni d’emergenza a partire dal 2014. L’emittente pubblica tedesca Zdf ha inviato alla procura di Verbania alcuni video che potrebbero aggravare la posizione degli indagati.

Funiva Mottarone, il video che prova l’uso del forchettone dal 2014

La trasmissione d’inchiesta “Frontal 21” ha scoperto che nelle immagini di un videoamatore svizzero, Michael Meier, si vede il forchettone che ha bloccato il freno d’emergenza dell’impianto mentre era in pieno funzionamento già sette anni fa. Ora la procura della Repubblica di Verbania avrà nuove – e non poche – domande da fare alle persone che popolano il ‘piccolo mondo’ che ruota intorno alla Funivia Mottarone.

Finora si pensava che il campo dell’indagine fosse circoscritto in un mese, dalla fine di aprile a quella maledetta domenica. Ora invece, qualora dai filmati emergesse davvero quella che appare essere una novità importante, diventerebbe indispensabile ricostruire il più possibile la storia degli ultimi sette anni della funivia del Mottarone.

Ieri Olimpia Bossi, il capo della procura verbanese, non ha commentato questo nuovo elemento che ha fatto irruzione sulla scena: memore delle polemiche sulla spettacolarizzazione mediatica dell’inchiesta sul tragico schianto della funivia, si è riservata di esaminare il documento con attenzione. Ma dagli ambienti investigativi, subito qualcuno ha riportato all’attenzione la singolare coincidenza delle date.

Il filmato del videoamatore svizzero è del 2014, l’anno in cui la funivia fu chiusa per un radicale intervento di ristrutturazione durato fino all’agosto 2016. Sarà certamente questo uno degli aspetti più importanti del lavoro dei magistrati nei prossimi giorni.

La rottura della fune traente e la perizia tecnica sulla funivia Mottarone

Intanto, dominano la scena soprattutto le questioni tecniche che ruotano intorno alle ragioni che hanno determinato la rottura della fune traente. Ieri investigatori e inquirenti hanno avuto un lungo incontro con Giorgio Chiandussi, l’ingegnere del Politecnico di Torino incaricato come consulente tecnico della procura. Sulla base degli elementi raccolti da Chiandussi, la procura dovrà formulare il quesito tecnico.

Cioè la domanda che verrà posta alla base dei cosiddetti accertamenti irripetibili – quindi con avvisi di garanzia a tutti gli interessati che potranno nominare dei consulenti – sul relitto della cabina e sugli altri elementi disponibili.  Il primo atto tra gli accertamenti irripetibili sarà la rimozione della cabina, un’operazione molto delicata per la cui programmazione sarà necessario un altro sopralluogo in vetta, che si terrà probabilmente il prossimo lunedì. Intanto, il legale di Tadini, l’avvocato Marcello Perillo di Lecco, ha già nominato due consulenti, Riccardo Falco, fisico cinematico, e Andrea Gruttadauria, esperto di ingegneria dei metalli.

Donatella Banci Buonamici: la Gip che ha firmato le scarcerazioni

Ma, spiega oggi Repubblica, per esaminare accuratamente quella parte occorre rimuovere la carcassa della cabina 3 che, dopo lo schianto, è rotolata per il pendio fino a bloccarsi contro un albero. Proprio dentro il tronco si è conficcato un pezzo della vettura, un cilindro, che potrebbe dare risposte molto utili. La parte di fune sfilacciata, infatti, non dà sufficienti risposte. Tuttavia quello che sembra più probabile è che a cedere siano stati gli ultimi centimetri di fune prima della “testa fusa”, quelli su cui si riverberano le vibrazioni della fune ma anche quelli che sono più difficili da controllare.

Intanto Donatella Banci Buonamici, la giudice per le indagini preliminari che ha liberato Luigi Nerini ed Enrico Perocchio, ha parlato della sua ordinanza con La Stampa. “Non ho ritenuto per due persone la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. E questo non perché non abbia creduto a uno, ma perché ho ritenuto non riscontrata la
chiamata in correità, che deve essere dettagliata. E questa non lo era. Ed era smentita da altre risultanze”.

Quali? Che cosa intende? Il riferimento è alle dichiarazioni di alcuni dipendenti dell’impianto. Che non tirano in ballo i boss della funivia. Parlano di Tadini e  basta. Se poi, nelle carte sequestrate negli uffici davanti al lago Maggiore, a Stresa, dove adesso c’è la corona di fiori con la scritta «Giro d’Italia», c’è dell’altro, quella è un’altra storia. Se salteranno fuori email, messaggi, riscontri oggettivi alle dichiarazioni rese dall’unico ancora agli arresti domiciliari, allora lo scenario  cambierà, ancora una volta.

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