Fuori è l’inferno, ma le Regioni non sentono

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di Alessandro Righi

Niente da fare. La fronda delle Regioni contro la bozza della legge di stabilità (o perlomeno quello annunciato tramite slides) del governo di Matteo Renzi continua. Imperterrita. Irriducibile. I Governatori non vogliono mollare di un centimetro. Rimangono arroccati. Sui loro privilegi. E su una credibilità ormai completamente perduta.

LE INCHIESTE
Nonostante infatti alcuni dubbi espressi dalla Conferenza delle Regioni siano legittimi (assorbendo la spesa sanitaria l’80% circa del totale dei costi sostenuti da ogni Regione, sarebbe quasi impossibile per i Governatori trovare i soldi senza toccare la sanità), il punto è un altro. Le regioni non sono nelle condizioni di “fare il gran rifiuto” davanti alle disposizioni governative di Renzi e Pier Carlo Padoan. Basti pensare soltanto alle indagini giudiziarie in corso nelle varie regioni italiane (su cui il nostro giornale si è occupato nello specifico con uno speciale il 23 settembre scorso). Proprio ieri il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto una condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per Guido Podestà, presidente della provincia di Milano imputato per falso ideologico in relazione alle presunte firme false poste a sostegno del listini di Roberto Formigoni per le elezione regionali del 2010. Insomma come ci si gira, si trova il marcio.

I PRIVILEGI
E infatti, nonostante tutto, i privilegi e le sprecopoli restano. Partiamo da un dato: ogni anno il famoso vitalizio accordato a ben 3.200 ex consiglieri regionali ci costa qualcosa come 170 milioni di euro. Un’enormità se pensiamo che quello parlamentare è soltanto di poco più alto (arriva a circa 200 milioni). Alcune regioni, addirittura, pagano per questi vitalizi più di quanto spendono per remunerare i consiglieri in carica. In Veneto, per esempio, servono 11,2 milioni per erogare i 226 vitalizi, compresi quelli di reversibilità, contro i 9,1 milioni per le indennità dei consiglieri attivi. E che dire del Lazio, dove dagli attuali 270 milioni l’anno, la spesa per mantenere i vecchi consiglieri passerà a 314 milioni già nel 2016. Ma il paradosso è appena cominciato. Negli ultimi anni la spesa è anche aumentata. A fare i conti ci ha pensato La Repubblica: solo nel Lazio (la Regione che permette ancora il pensionamento a 55 anni e di calcolare l’indennità considerando anche la diaria, cioè la spese per i trasferimenti quotidiani) si stima che i vitalizi passeranno dagli attuali 270 a 314 nel 2016. Siamo all’assurdo.

ANCHE I PREMI
Ovviamente la casta non è solo di chi viene eletto, ma anche di chi viene nominato. Parliamo di quell’incredibile esercito di dirigenti e direttori che lavorano nei palazzi regionali, per i quali non si pensa solo ad uno stipendio stellare, ma anche ai cosiddetti premi di risultato. Tra premi e indennità l’anno scorso la Regione Umbria ha speso ben 3 milioni. Ma c’è anche chi ha fatto peggio. Come denunciato da Dalila Nesci (M5S) in un’interrogazione, in Calabria una marea di dirigenti, nominata illegittimamente dalla giunta regionale (questo perlomeno quanto scritto in una relazione dagli ispettori del Mef), ha preso per mesi stipendi altrettanto illegittimi. Le cifre contestate sono da capogiro. Oltre 15 milioni di euro. E ora parlano pure.

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