Fuori le correnti dal Csm. Nasce la riforma di Bonafede. La bozza del ddl al vertice di maggioranza. Meritocrazia e porte girevoli chiuse con la politica

di Raffaella Malito
Politica

Abbiamo lavorato molto bene e siamo perfettamente d’accordo sul fatto che bisogna intervenire con tempestività”. Così il ministro Alfonso Bonafede al termine del vertice di maggioranza sulla Giustizia. L’obiettivo è portare il testo in Cdm “possibilmente già la prossima settimana”. Durante il vertice, durato tre ore, è stato analizzato il testo base di quella che sarà la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. Si è trattato di un confronto “costruttivo e molto fitto”. Un confronto, in realtà, iniziato già nel primo pomeriggio alla Camera nel corso del question time. “La magistratura – dice – è stata investita, da un anno a questa parte, da un vero e proprio terremoto, una pagina dolorosa, che ha fatto emergere dinamiche, nell’assegnazione di ruoli e incarichi, che possiamo definire inaccettabili”. Il progetto normativo era quello che prima dell’emergenza epidemiologica era stato “oggetto di ampio confronto e condivisione con la maggioranza”.

TRE PILASTRI. Tre i pilastri principali: l’introduzione di oggettivi criteri meritocratici nell’assegnazione degli incarichi da parte del Csm, un meccanismo elettivo che sfugga alle logiche correntizie, il blocco definitivo delle cosiddette porte girevoli fra politica e magistratura. Norme – chiarisce il ministro anche rispondendo alle sollecitazioni del Pd – che non vanno contro la magistratura. “Al contrario occorre tutelare proprio la stragrande maggioranza dei magistrati, che non merita di essere trascinata, come sta avvenendo, nelle squallide paludi di polemiche finalizzate a ingiuste generalizzazioni”. A tal fine il ministro pentastellato auspica che, nella ricerca di una soluzione ai problemi, si possano trovare convergenze anche con le forze politiche di opposizione. Anche se rimane difficile il dialogo. FI e FdI insistono per la separazione delle carriere. E la Lega ieri alla Camera ha attaccato Bonafede su un altro territorio: quello dell’esame di abilitazione degli avvocati. Il Guardasigilli insiste sul concetto di “terzietà”, sulla necessità di stabilire il confine tra magistratura e politica.

Ecco perché, il progetto base di riforma prevede “stringenti norme che sostanzialmente impediscono al magistrato di tornare in ruolo dopo aver ricoperto cariche politiche elettive o di governo anche a livello territoriale per un determinato periodo di tempo. Allo stesso tempo si disciplina anche il ritorno in ruolo del magistrato candidato e non eletto, ponendo vincoli e limiti di natura territoriale e funzionale”. Un ulteriore aspetto che si presta a rappresentare un terreno insidioso, argomenta, è quello relativo ai magistrati ordinari collocati fuori ruolo per l’assunzione di incarichi apicali. “In questi casi la norma elaborata prevede che non possano fare domanda per accedere a incarichi direttivi per un determinato periodo di tempo successivo alla cessazione dell’incarico”. La bozza di disegno di legge si propone, ancora, di evitare l’attribuzione di vantaggi di carriera o di ricollocamento in ruolo per i consiglieri che hanno cessato di far parte del Consiglio, precludendo anche in questo caso per un determinato periodo la possibilità che abbiano accesso a incarichi direttivi o semidirettivi o che possano essere nuovamente collocati fuori ruolo. Sull’esigenza di riforma conviene anche l’Anm, i cui vertici dimissionari hanno deciso comunque di restare in carica per l’ordinaria amministrazione e sino alle prossime elezioni.

“C’è bisogno di cambiare le regole elettorali del Csm e restituire maggiore potere di selezione alla comunità dei magistrati”, dichiara il presidente Luca Poniz. Quanto al ricorso al sorteggio per la composizione del Csm, Poniz ribadisce che è totalmente “incostituzionale”. Si tratta di un’idea che peraltro il ministro ha abbandonato da tempo. Le bozze prevedono un sistema elettorale a doppio turno, con collegi territoriali. Sul nuovo scandalo che sta travolgendo la magistratura, nel perimetro del caso Palamara, interviene duramente il vice presidente del Csm David Ermini: “Il miserabile mercimonio di ciniche pratiche correntizie è l’indegno tradimento di questo patrimonio di coraggio e fiducia. Ma noi abbiamo il dovere e la forza di avviare un riscatto”, dichiara a un convegno per commemorare il suo predecessore negli anni di piombo Vittorio Bachelet, ucciso dalle Br. E a chi, come Matteo Salvini, chiede che il capo dello Stato intervenga per sciogliere il Csm, dice: “Questo Csm non deve cambiare passo perché l’ha già fatto da tempo. Nessuno si illuda chiedendo lo scioglimento che questo Csm torni indietro”. Quanto alla riforma del Csm “siamo i primi – dice – a voler dare suggerimenti di tipo tecnico e cambiare quello che non va”.