Due milioni hanno saltato la fila per il vaccino? In realtà li ha autorizzati quasi tutti il decreto Draghi

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Due milioni, secondo alcune stime. Due e mezzo, secondo altre. Quel che si sa è che ci sono persone che hanno ricevuto il vaccino contro il coronavirus Sars-CoV-2 senza essere anziani over 80, insegnanti e militari. L’hanno ricevuto non si sa a che titolo, almeno secondo il portale del governo. E per questo sono accusati di aver saltato la fila. Ma, come vedremo, se c’è qualche furbetto che avrà sicuramente usufruito di privilegi, la gran parte delle vaccinazioni dipende da regole decise dal governo Draghi. Che però sembra essersene dimenticato.

Due milioni hanno saltato la fila per il vaccino? In realtà il decreto Draghi è sbagliato

La Stampa fa sapere oggi che il commissario per l’Emergenza Francesco Figliuolo ha promesso alle Regioni che se ne lamentavano di allungare la lista delle categorie previste. Per sviare i sospetti sul fatto che tutti quelli che oggi si trovano nella categoria “altro” abbiano saltato la fila. Dentro infatti ci sono alcune categorie prioritarie ma non catalogate singolarmente. Tra questi, aggiunge il quotidiano, c’è persino Mario Draghi con la moglie Maria Serena Cappello detta Serenella.

Poi ci sono categorie fragili come disabili e malati cronici, così come le persone con patologie previste dal ministero della Salute. E i loro caregiver, parenti o persone che se ne occupano. In Campania per esempio la voce “altro” dei vaccinati è ben oltre la media nazionale. Sono 327mila, ovvero più degli over 80.

Ma, secondo i numeri forniti dall’Unità di crisi regionale, 128 mila sono anziani tra 70 e 79 anni, 98 mila tra «fragili» e disabili, 20 mila caregiver. Il resto sarebbe rappresentato, in buona parte, da lavoratori esterni (non dipendenti) di ospedali e Asl, che non rientrano nella categoria «personale non sanitario».

Tra caregiver e lavoratori non sanitari è possibile si siano verificate forzature, infiltrando parenti e amici degli amici, ma «è complicato sapere con esattezza chi e quanti, anche perché c’è un problema di privacy, di certo sono una  minoranza», dicono dallo staff del presidente Vincenzo De Luca.

Poi ci sono vaccinati non prioritari che hanno ricevuto la prima dose in base alle linee guida delle regioni. Come magistrati e avvocati in Toscana, i sacerdoti di Taranto, i guardiaparco in Abruzzo e così via. E i dipendenti comunali, come è successo al Sud. Gli imbucati ci sono. Ma la gran parte di questi riguarda casi di cronaca che nel frattempo sono diventati inchieste giudiziarie.

I veri furbetti del vaccino sono 1000 e gli altri li ha autorizzati Draghi

Secondo La Stampa quasi mille persone hanno attirato l’attenzione di procure e carabinieri del Nas. La maggioranza al Nord, circa 640, forse per la maggior densità abitativa di alcune
aree, forse perché si denuncia e si controlla di più. Al Sud si segnalano quasi 280 furbetti coinvolti in indagini, al Centro più o meno 60. Al Nord molti casi sono stati registrati in Piemonte, come
gli ultimi 60 indagati a Biella, accusati di aver saltato la fila per vaccinarsi.

Ma c’è un però. Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato degli infermieri Nursind, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, spiega oggi che la platea degli aventi diritto era larga dall’inizio, ma il decreto legge n° 44 del 1° aprile, con l’obbligo vaccinale del governo Draghi, l’ha estesa . “Usa –osserva Bottega – una dicitura mai vista: non solo ‘gli esercenti le professioni sanitarie’ ma anche ‘gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali’, anche – chiosa Bottega – se non hanno rapporti con i pazienti. La mia Asl ha comunicato impiegati amministrativi, falegnami, elettricisti. E gli informatori farmaceutici? Le donne delle pulizie non solo degli ospedali ma di cliniche, studi, laboratori privati, farmacie?”.

” Non è nemmeno verificabile – dice ancora Bottega –, se il farmacista vuole vaccinare la vicina o la figlia la Asl prende nota. E non c’è tempo per correggere il decreto – spiega il segretario di Nursind – perché è in vigore dal 1° aprile, prevede entro 5 giorni la trasmissione degli elenchi, poi le verifiche delle Regioni entro 10 giorni, altri 5 giorni e le Asl trasmettono gli inviti. Per la conversione in legge ci sono due mesi…”.