Galan si scaglia contro Alfano. Il Pdl è un partito intollerante

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Vittorio Pezzuto

Accuse, minacce di scissione,   documenti di fuoco. Presidente Galan, che succede?
«Succede che ormai siamo due partiti distinti e che solo Berlusconi può garantire la nostra unità, peraltro da tutti invocata. Qui abbiamo 24 senatori che minacciano la scissione, come già lo scorso 3 ottobre se non avessimo votato la fiducia al governo Letta. Sono grosso modo gli stessi che prima delle elezioni, al convegno di Italia Popolare del 16 dicembre a Roma, si erano organizzati per andare con Monti. Erano già con le valigie in mano, poi hanno capito che senza Silvio non avrebbero avuto i voti per essere eletti. Oggi rilanciano, annunciando gruppi separati se non c’è Alfano a guidare il partito. Obietto che fare il vicepremier, il ministro dell’Interno e il segretario del partito è un po’ troppo. Quando venne nominato segretario, Alfano si dimise da ministro della Giustizia. Perché non fa la stessa cosa adesso? Cos’è, tutta colpa dell’autunno?».
Davvero pensa che possa presentarsi alle europee con Casini e Mauro?
«Sono due anni che stanno costruendo l’operazione. Ma è rischiosa, perché poi bisogna prendere i voti. Si ricordino il fallimento dell’Elefantino, la lista alle Europee del 1999 che univa il Patto Segni e l’Alleanza nazionale di Gianfranco Fini nel tentativo di dar vita a un nuovo partito del centrodestra a spese di Berlusconi».
Nel frattempo c’è da votare la legge di Stabilità.
«Che non piace a nessuno tranne che ai ministri. Potessi almeno illudermi che Alfano e i nostri non abbiano ben capito cos’hanno approvato… Purtroppo non è così e ci hanno persino occultato il testo della manovra. In questo sono dei professionisti bravissimi. Guardi, ammetto che fare il ministro sia bello ma occorre mantenere un minimo di dignità, tenendo fede agli ideali di chi su quella poltrona ti ha messo».
Si riferisce sempre ad Alfano?
«Ricordiamoci cos’è avvenuto il giorno del voto di fiducia. Un uomo a cui dobbiamo tutto stava vivendo il momento più difficile della sua vita: vilipeso e politicamente colpito, costretto a smentire i suoi amici e ad annunciare un’inversione delle decisioni prese in seno ai gruppi parlamentari. Ecco, in quel momento la persona che gli doveva tutto si abbracciava e rideva con il vicesegretario del Pd. La scena mi ha dato i brividi. Non glielo perdonerò mai!».
Che differenza ci sarà tra la nuova Forza Italia e quella del 1994?
«Pochissima, spero. E quindi molto diversa dall’attuale Pdl. Diventato un partito intollerante, estremista, che tende a escludere chi non è allineato e soprattutto molto poco liberale».
Eppure siete proprio voi ‘falchi’ a essere accusati di estremismo.
«È più estremista chi ritiene che le sofferenze umane vadano trattate con laica comprensione oppure i Sacconi e i Quagliariello che pretendevano che il corpo sempre più piagato di Eluana Englaro dovesse macerarsi ancora per anni in coma vegetativo? È più estremista chi crede che tutti abbiano diritto alla felicità avendo gli stessi diritti oppure un Giovanardi che offende, insulta e considera malati gli omosessuali? È più estremista chi pensa che a casa propria uno sia libero di fare quel che vuole oppure una Lorenzin che stava vietando il fumo nella propria macchina? È più estremista chi chiede che i dipendenti pubblici entrino per concorso nella scuola e sulla base dei propri meriti o chi appoggia una sanatoria all’italiana, con l’infornata di altri 13mila statali finanziata da una tassa depressiva sulla produzione e il consumo degli alcolici?».
Si schiera con Raffaele Fitto?
«Chiede una cosa sacrosanta: che si parli,  che ci sia un dibattito. Ed è davvero strano che proprio quelli che hanno goduto della nomina diretta, che hanno sempre chiesto le primarie le tessere e i congressi adesso se la prendano con lui che chiede esattamente le stesse cose. Io ho l’allergia ai congressi, alle tessere, a tutti i rituali della Prima repubblica. Siamo altra cosa rispetto ai partiti tradizionali. Però si convochi un luogo dove si possa dibattere – l’ufficio di presidenza – e si attui immediatamente la trasformazione in Forza Italia».
E chi non è d’accordo?
«Se vada per la sua strada. I voti li mette Berlusconi, gli uomini li sceglie Berlusconi, i soldi li mette Berlusconi e questi qui vogliono comandare, pronti a tradire e a spaccare il partito. Ma siamo matti?».

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Magistrati o politici double face

Milano e l’Italia che conta si cuociono le mani per applaudirlo, con la supplica di restare (leggi l’articolo). Tra pochi minuti alla Scala va in scena il Macbeth, e Shakespeare è inarrivabile nel farci riflettere sul prezzo del potere. Mattarella ringrazia e a quanto se

Continua »
TV E MEDIA