Galan: “Vent’anni dopo la rivoluzione liberale è ancora tutta da fare.

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di Vittorio Pezzuto

Vent’anni dopo al punto di partenza, o quasi. Perché nessuno in Forza Italia oggi ha il coraggio di celebrare l’anniversario dell’annuncio di una rivoluzione liberale che nel 1994 sedusse gli italiani e consegnò a Silvio Berlusconi milioni di speranze poi andate deluse. «Sono stati vent’anni di odio che non ci aspettavamo, ci hanno impedito di essere festosi» sospira l’azzurro della primissima ora Giancarlo Galan.
Siete stati ingenui, questo è un Paese cattocomunista nelle sue viscere.
«È esattamente quello che ci disse all’epoca Marco Pannella ma noi – che ancora oggi continuiamo a ripeterci cose del tipo “L’amore trionfa sempre sull’odio” (anche se mi sto convincendo che si tratti di una fandonia) – non gli abbiamo creduto. E comunque la gente ci ha seguito, eccome se lo ha fatto. Di più che cosa doveva fare?».
Appunto. Qualcosina avrete quindi sbagliato in questi anni…
«Senta, lo sa che questo parlare al passato mi scoccia? Comunque sì, ci siamo circondati di persone che di liberale non avevano nulla: leggasi ad esempio il nome di Giulio Tremonti… E poi abbiamo avuto contro i nostri stessi alleati così come il grande apparato dello Stato attraverso il quale si snodano tuttora i principali interessi corporativi di quest’Italia dei privilegi. Però una cosa voglio dirla forte e chiara, anzi due».
Prego.
«Primo: sento di aver partecipato a una vicenda imprenditoriale e politica senza uguali nella storia del mondo occidentale e il mio rimpianto è che per un attimo siamo stati a un passo dall’obiettivo che ci eravamo ripromessi e che ormai ci è sfuggito. È accaduto il 25 aprile 2009, con lo splendido intervento di Berlusconi a Onna e i partigiani che gli mettevano il fazzoletto rosso al collo, a simboleggiare la fine di una lunga guerra civile. È stato il nostro punto più alto, da quel momento le forze della reazione hanno fatto di tutto per imprimere alla nostra storia una parabola discendente».
La loro arma preferita sono state le donne, da Casoria su su fino a Milano…
«Nulla di nuovo, per storie di donne sono scoppiate molte guerre…».
E la seconda cosa che voleva dire?
«È la più importante: la rivoluzione liberale è ancora una necessità per il Paese, oggi più di ieri, e mi fanno ridere quelli che chiedono a gran voce il superamento della politica neoliberista di questi anni. Ma dove? Ma quando? Com’è possibile superare una cosa che non c’è mai stata? L’Italia ha bisogno di una riforma liberale del lavoro, della vendita delle municipalizzate e delle aziende di Stato, della privatizzazione del debito pubblico. E troppi diritti civili restano tuttora soffocati: quello delle coppie gay a essere felici, il divorzio breve, la riforma della legge 40 sulla procreazione assistita, adozioni più semplici, la libertà di decidere sul proprio fine vita. Guarda caso gli avversari che abbiamo avuto sono gli stessi che cercheranno in ogni modo di bloccare anche le riforme di Renzi…»
Giuliano Urbani sostiene che se un eventuale successo del premier manderà in soffitta Forza Italia. Le riforme di centrodestra alla fine le farà il leader del Pd?
«Non credo che sarà così. Come tutte le persone molto intelligenti e molto colte, Urbani fa un uso audace dei paradossi. Però accetto l’iperbole: ecco perché siamo disposti ad aiutare Renzi. Dopodiché lui non è certo un liberale. Ed è molto disinvolto».
Torniamo a Forza Italia allora.
«Adesso nel suo gruppo direttivo di liberali ne vedo pochi, certamente meno di una volta. Però ci sono e comunque un liberale non può che militare nel centrodestra. L’importante è che la smettiamo di dividerci assetti di partito e riprendiamo a parlare di programmi e di idee».
I giornali parlano di cerchio magico sottintendendo che ormai il Cav è un filino rincoglionito, prigioniero dei suoi fantasmi…
«È una lettura insultante. Tutti noi abbiamo un cerchio magico (il mio è composto da mia moglie e dalla mia insostituibile assistente Francesca Chiocchetti), persone che ti sono vicine nei momenti più importanti della vita, influenzandoti con le loro opinioni. Ma poi alla fine sei sempre tu che prendi le decisioni. E a maggior ragione così si comporta Berlusconi, del quale tutto ma proprio tutto si può dire tranne che non abbia personalità e che sia succube dei voleri di chi gli sta intorno».