Gas russo, smarcarsi da Putin è possibile. L’accordo con Algeri garantirà 9 miliardi di metri cubi. Cioè un terzo della fornitura di Mosca

L'accordo stipulato dal governo italiano con l'Algeria garantirà 9 miliardi di metri cubi. Cioè un terzo della fornitura di gas russo.

Obiettivo sganciarsi il prima possibile dal gas russo. Nella malaugurata ipotesi che, con l’inasprirsi del conflitto in corso in Ucraina, la Russa decida di chiudere i rubinetti. Una possibilità che non metterebbe a repentaglio almeno fino ad ottobre, ha detto il premier Mario Draghi, le nostre scorte. Ma il problema sarebbe solo rinviato e si riproporrebbe il prossimo inverno.

DRAGHI AD ALGERI

Gas russo, l’accordo con Algeri garantirà 9 miliardi di metri cubi

Allora che fare? Non rimane che accelerare al massimo la diversificazione delle fonti di approvvigionamenti. In questo senso si giustifica il viaggio ad Algeri del presidente del Consiglio accompagnato dai ministri Luigi Di Maio (Esteri) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica) e dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Poco importa che per raggiungere l’obiettivo si vada a bussare alla porta degli amici di Vladimir Putin. L’Algeria infatti è tra i nove Paesi africani che hanno condannato la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu dopo le accuse di crimini di guerra da parte dei militari del Cremlino in Ucraina.

Per l’Italia l’Algeria è già di fatto il primo partner in Africa: attualmente fornisce circa 21 miliardi di metri cubi di gas – il 31% del nostro import, seconda solo alla Russia (da cui lo scorso anno abbiamo importato 29 miliardi di metri cubi di gas) – trasportati in Europa via TransMed, il gasdotto che dal deserto del paese Nordafricano, attraverso la Tunisia e il Mediterraneo, porta il gas in Sicilia, a Mazara del Vallo. E da quest’anno ne fornirà ancora di più.

Di Maio ha firmato con il suo omologo algerino Ramtane Lamamra il protocollo di intesa intergovernativo tra Italia ed Algeria per rafforzare la cooperazione in campo energetico (“Continuiamo a lavorare senza sosta per la sicurezza energetica del nostro Paese”, ha dichiarato il titolare della Farnesina). E Descalzi ha siglato in parallelo l’accordo tecnico con i vertici di Sonatrach. L’intesa tra le due società mira ad aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia e ci consentirà di sostituire fino a un terzo del metano russo dal prossimo anno.

L’accordo tra il presidente di Sonatrach, Toufik Hakkar, e Descalzi “utilizzerà le capacità disponibili di trasporto del gasdotto (Transmed, ndr) per garantire maggiore flessibilità di forniture energetiche, fornendo gradualmente volumi crescenti di gas a partire dal 2022, fino a 9 miliardi di metri cubi di gas all’anno nel 2023-24”, spiega l’Eni. Esulta Draghi.

“Subito dopo l’invasione dell’Ucraina, avevo annunciato che l’Italia si sarebbe mossa con rapidità per ridurre la dipendenza dal gas russo. Gli accordi di oggi (ieri, ndr) sono una risposta significativa a questo obiettivo strategico, ne seguiranno altre”, afferma dopo la firma dell’accordo con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. “Il Governo – aggiunge – vuole difendere i cittadini e le imprese dalle conseguenze del conflitto. Voglio ringraziare i ministri Di Maio e Cingolani e l’Eni per il loro impegno su questo fronte”.

Non solo gas. “L’Italia è pronta a lavorare con l’Algeria per sviluppare energie rinnovabili e idrogeno verde.”, ha assicurato il premier. E non solo energia. Davanti agli imprenditori – circa 200 le realtà italiane stabili nel Paese africano – il premier spiega che con Tebboune si è parlato anche di agroalimentare, elicotteri, dell’idrico nel deserto, di aumentare la produzione di grano, di costruzioni di navi da pesca d’altura. Una collaborazione che si vuole a tutto tondo.

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