Gennaro stai sereno, Renzi scarica pure Migliore. L’ex sottosegretario puntava a candidarsi in Campania ma Iv sosterrà De Luca. Ed è resa dei conti anche con Nardella

di Giuseppe Vatinno
Politica

Matteo Renzi, homo dell’Arno, ci ha abituato ad un estremo cinismo. La sua famosa battuta al povero Enrico Letta – stai sereno (riguardo alla tenuta del governo) – è entrata negli annali della perfidia politica. Renzi è un tattico attento che prende vantaggi dove può, senza starci tanto a pensare. È un modo di far politica nato negli anni ’80, ma è un campo in cui si è specializzato il senatore toscano. Le ultime “imprese” dell’ex premier riguardano il siluramento di due persone una volta vicine a lui ma che ora evidentemente non servono più ai suoi interessi e sono state brutalmente scaricate.

Oggi Renzi ha in programma l’ennesima presentazione del suo libro equino a Napoli, in compagnia di Vincenzo De Luca, governatore della Campania, proiettato in orbita come “sceriffo” alla Rudolph Giuliani dalla pandemia. Fin qui niente di male, ma che dire di Gennaro Migliore (nella foto), figlio flegreo, animatore giovanile di felini e pantere, rivoluzionario e pasionario di sinistra, laureato in fisica che gli anni e alcuni sottosegretariati hanno poi così tanto addolcito da farlo transitare dal Partito democratico ed infine in una formazione di “destra” come Italia viva? Lui che aveva coltivato il sogno di una coalizione allargata a tutto il centro-sinistra che avrebbe governato la “sua” Campania, lui che aveva detto “fatti più là” proprio a De Luca, un po’ ricordando le mitiche sorelle bandiera di Renzo Arbore, adesso se lo ritrova come candidato. Certo che la politica è molto più perfida della già difficile fisica, ma per lui deve essere stato un duro colpo, infatti non è giunta traccia di esternazione seppur velata sui social.

CONTO IN SOSPESO. Real politik, e alla fine dalla pantera nera studentesca è passato a supportare il ‘o sceriffo campano De Luca. Ma Renzi non è tipo che guarda il sottile e a lui – come dicevamo – interessa solo il risultato. Non più tardi di domenica scorsa, peraltro, l’ex rottamatore aveva fatto un’altra vittima, sempre cavalcando il cavallo del suo libro e l’aveva fatta proprio in quel di Firenze, la città dei Medici e la sua diciamo così, personale. In una intervista di accompagnamento al Corriere della Sera era infatti riuscito a tirare fuori una cosa che non c’entrava niente con quello di cui si parlava e cioè la mancata elezione nel 2013 del fondatore dell’Ulivo Romano Prodi a presidente della Repubblica, cosa che in effetti fece riflettere molti a causa di 101 “franchi tiratori” di nostalgica democristiana memoria, aprendo poi la strada ad un secondo mandato per “Re” Giorgio Napolitano.

Ebbene, Renzi ha rivelato ora che fra i 101 c’era il suo ex amico Dario Nardella, che al momento della scissione dal Pd e lì rimasto, come del resto altre/i non seguendo il senatore nella nuova avventura. Deve aver pensato come accadde al toscano Fanfani” nano maledetto non sarai mai eletto”. E Renzi la cosa se l’era – come si suol dire – legata al dito. Così da un po’ di tempo lo punzecchia e lo molesta ma lui, il sindaco, imperterrito non risponde. I due non sono i soli, le “vittime” di Renzi sono molte, ma la strada breve è sempre piena di inciampi.